Il percussionista agrigentino, Francesco Vinti, torna ad esplorare le origini del ritmo mediterraneo. Lo fa partendo dalle tradizioni musicali del Nordafrica che hanno inciso e incidono profondamente sulla musica contemporanea. Non soltanto suggestioni lontane, ma una matrice sonora che ha attraversato confini e generazioni.
Il suo lavoro, la sua ricerca e i suoi ultimi studi, sono raccontati nel video “Il ritmo ed il Sonorama” in cui il battito della batteria sembra fondersi con il respiro della terra. Non è solo musica: è memoria che attraversa continenti, è ritmo che racconta una storia antica.
“I ritmi dell’Africa centrale – Nigeria, Senegal – o le melodie dei paesi nordafricani come Marocco, Tunisia e Algeria, partendo dal Sudafrica, hanno influenzato la storia della musica contemporanea”, sottolinea Vinti nei suoi appunti. “È proprio da questa consapevolezza che nasce il progetto – spiega Vinti -. Il video si propone come un viaggio che mette in relazione radici africane e identità mediterranee, mostrando come queste culture, apparentemente distanti, condividano un dialogo antico e ancora attuale. L’obiettivo è semplice e ambizioso allo stesso tempo: restituire visibilità a un legame storico spesso trascurato, ma più vivo che mai nel linguaggio del ritmo”.
Il racconto parte dall’Africa più profonda, dove il ritmo non è ornamento ma linguaggio. Dal vasto bacino culturale del Senegal arrivano i tamburi a fessura, ricavati da tronchi scavati, e i tamburi a calice come il djembè: strumenti che tuonano nelle feste, nei riti collettivi, nei momenti in cui la comunità si riconosce nel suono. In quelle percussioni c’è un’energia primordiale, una pulsazione che ha attraversato i secoli fino a sedimentarsi nel sound contemporaneo.
Quelle stesse cadenze, osserva Vinti, sono rimaste vive nelle musiche dei paesi affacciati sul Mediterraneo. La Sicilia, e in particolare l’area agrigentina, porta ancora tracce evidenti di questa eredità. I ritmi, le inflessioni melodiche, persino certe strutture popolari tradiscono un dialogo antico con l’altra sponda del mare.
Nel video, questa connessione prende forma concreta. Accanto agli strumenti della tradizione africana compaiono percussioni più moderne: set di batteria base, darbuka, tamburi di matrice mediterranea. Non è una semplice giustapposizione, ma una vera fusione. I ritmi vengono eseguiti mescolando l’Africa più antica con suoni popolari agrigentini, creando un ponte sonoro tra culture che si sono sempre osservate, scambiate, influenzate.
L’ambientazione contribuisce a rendere l’esperienza ancora più immersiva. Le riprese sono state realizzate in contrada Grancifone, nella casa di Vinti: uno spazio intimo, radicato nel territorio. Durante le esecuzioni, le immagini scorrono con transizioni che richiamano paesaggi e fotografie tipicamente mediterranei. Il mare, la luce, la terra arsa dal sole diventano parte integrante del racconto visivo.
È qui che il concetto di “sonorama” trova la sua piena espressione. Non si tratta soltanto di una costruzione musicale, ma di un paesaggio sonoro in cui la naturalezza della batteria e delle percussioni si mescola ai suoni dell’ambiente circostante. Il fruscio dell’aria, l’eco dello spazio aperto, la dimensione domestica del luogo dialogano con il ritmo, ampliandolo.
Il risultato è un’esperienza tridimensionale. Il ritmo non è più soltanto tempo scandito, ma spazio abitato. L’Africa e la Sicilia non sono poli opposti, ma punti di un unico tracciato culturale che attraversa il Mediterraneo. E nel battito costante delle percussioni si percepisce qualcosa di universale: la forza primordiale del suono che unisce, racconta, tramanda.
Alla fine del video resta una sensazione precisa: il ritmo è memoria collettiva. E il “sonorama” di Francesco Vinti non è soltanto un esercizio musicale, ma un atto narrativo che restituisce voce a una storia comune fatta di tamburi, mare e identità condivise.