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La Questura e il caffè Letterario strumento di promozione della cultura della legalità

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Si è concluso, recentemente, il Caffè Letterario, “sulla strada della Legalità”, organizzato dalla Questura in collaborazione con l’Associazione “Emanuela Loi”.
L’iniziativa del Caffè Letterario, giunta alla seconda edizione, è stata fortemente voluta dal Questore di Agrigento Mario Finocchiaro per promuovere e diffondere la cultura della legalità nel territorio di Agrigento.
Dal 24 giugno al 4 settembre, dodici gli incontri con scrittori e poeti nella suggestiva terrazza a mare, proficuamente messa a disposizione dal gerente i servizi, del Centro Balneare della Polizia di Stato a San Leone, dove di settimana in settimana si sono alternati davanti a un partecipe e numeroso pubblico autori provenienti da più parti della penisola e non solo dal contesto agrigentino.
La Questura e il caffè Letterario strumento di promozione della cultura della legalità (1)Robusto il cartellone degli appuntamenti che ha visto il moderatore Enzo Alessi e la giornalista Giusy Terrasi cimentarsi da puri maratoneti con poliziotti-scrittori, magistrati-scrittori, giornalisti-scrittori, altri scrittori, provenienti dalla società civile, i quali calandosi con assoluto entusiasmo nel tracciato della “strada della legalità” hanno voluto offrire notevoli spunti di riflessione e di approfondimento culturale agli spettatori, i quali non hanno voluto mancare l’appuntamento con il “caffè”.

Tutti gli incontri del caffè letterario sono stati di pregevole interesse, per i temi trattati. Un cenno alla “La forza del Gruppo” dove la spinta motivazionale è alla base del raggiungimento degli obbiettivi fissati; o a “Sbirri a Palermo” dove quell’urlo lanciato in onore dei caduti di Via d’Amelio dall’autore Piergiorgio Di Cara, riecheggia ancora nelle orecchie dei presenti; a “Eroi senza nome” ovvero a coloro i quali nelle loro professioni compiono quei servizi indispensabili a garantire l’ordine e la sicurezza pubblica, o al personale delle scorte che con sacrifici e abnegazione affronta il quotidiano lavoro per la tutela delle personalità a rischio. Un incontro di notevole spessore per la drammaticità della testimonianza soprattutto rivolta alle generazioni future, e quella proposta, con il cuore in mano, familiari delle “vittime di mafia” raccolte nell’omonimo libro dagli autori Fabiano – Morici. Tra i tanti, appuntamenti, un particolare e significativo cenno al pre-serale dedicato contro la violenza di genere, che solo nell’anno 1993 è stata riconosciuta dalle Organizzazioni delle Nazioni Unite con il neologismo semantico di “femminicidio” fenomeno che in Italia non tende a diminuire, anzi…… Ove alla presentazione del libro inchiesta, dal laconico sottotitolo “loro si sono salvate” di un noto autore agrigentino che vive a Parigi si è voluto creare un parallelismo con una recente opera teatrale di Serena Dandini. Infatti, se da un lato lo scrittore ha raccolto le drammatiche testimonianze di trecento donne che hanno denunciato la violenza ad opera di mariti ex mariti, fidanzati ex fidanzati etc., ma che hanno avuto la forza e la capacità di poterne parlare, uscendo dal tunnel, dall’altro lato, specularmente, sono state invitate cinque gentili signore, che rompendo gli schemi convenzionali, hanno letto altrettanti monologhi, tratti dall’opera della giornalista Dandini.

L’autrice dell’opera in questione ha inteso dare voce a chi da viva ha parlato poco o è stata poco ascoltata, con la speranza, come in un contagio virale, di infondere coraggio a chi può fare ancora in tempo a salvarsi. Monologhi, che per drammaticità e ironia sono un colpo allo stomaco delle indifferenti, talvolta, coscienze individuali.

Sono seguiti, tre interessantissimi e appassionati incontri tematici, quello con la “poesia”, dove otto poeti hanno deliziato il pubblico con le loro declamazioni, recuperando quelle tradizioni popolari che stanno affievolendosi nella memoria anche degli adulti, e che i giovani neanche riconoscono più come radici della attuale società; quello con il “teatro” proposto dal farmacista-scrittore “antesignano ”Alfonso Gueli, dove si è fatto cenno alla crisi del teatro, non solo agrigentina, con un disagio che oggi è diventato collettivo investendo la società nel suo complesso. Infine, l’ultimo, ma solo per l’ordine cronologico degli incontri culturali, con gli “agrigentini illustri”, proposto dal notissimo e poliedrico Paolo Cilona e “Mannala” presentato dallo scrittore Salvatore Indelicato.

Il format del caffè letterario ha incluso, per ogni appuntamento,i deliziosi intervalli musicali proposti da autori e cantanti: dalla giovane Ivana Baldo dall’interessante voce blues, alla rinomata “soprana” Sara Chianetta, all’eccellente trio del gruppo folk “Kasemu”, al maestro Gigi Finestrella autentico fuoriclasse della fisarmonica e Nenè Sciortino; e i promettenti giovani musicisti del panorama agrigentino, quali:Antonio Brucculeri, Riccardo Pancucci, Edoardo Savatteri e la band “familiare” Di Benedetto.

Il Questore in una dichiarazione resa sull’iniziativa dell’impegnativo Caffè Letterario ha commentato di sentirsi: “moderatamente soddisfatto”, nella consapevolezza che la cultura della legalità è qualcosa di più del semplice rispetto delle leggi, è un complesso di modelli, di virtuosi quotidiani pubblici e privati comportamenti, che deve tendere al compimento dei sani valori del cittadino, alla giustizia come metodo di convivenza civile; essa, la cultura della legalità deve servire per reprimere da subito ogni forma di illegalità, lottare ogni forma di sopruso, vivere le leggi come opportunità e non come limiti.

E’ inteso che i principali destinatari del messaggio “legalitario” devono essere soprattutto i giovani, di cui si è apprezzata la partecipazione al “caffè” con una delegazione proveniente dal Liceo “Leonardo” di Agrigento accompagnata da due insegnanti.
L’obiettivo prioritario delle Istituzioni è di intercettare il target delle giovani leve, desiderosi di percorsi sani e proficui per il raggiungimento di una significativa formazione umana e morale.

“Parlatene, parlatene, parlatene”: è uno degli ultimi appelli di Paolo Borsellino, rivolto ai giovani e soprattutto ai media.

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