Home Magazine Modelli di santità nella diocesi agrigentina: da suor Crocifissa al Beato Rosario...

Modelli di santità nella diocesi agrigentina: da suor Crocifissa al Beato Rosario Livatino

2.143 views
0

di Enzo Di Natali

La prossima beatificazione del Servo di Dio Rosario Livatino, dopo quella di Padre Pino Puglisi, uccisi da mano mafiosa, aggiunge un nuovo modello di santità nella lunga tradizione spirituale della Chiesa. A partire dal Seicento, ne abbiamo 7 modelli. Con la promulgazione del Decreto sulla giustificazione del Concilio di Trento, nel Seicento si diffuse la spiritualità della partecipazione alle sofferenze di Cristo. La Venerabile suor Crocifissa di Palma di Montechiaro è l’immagine più eloquente di questa diffusa spiritualità per la salvezza delle anime. Ma tra la fine del ‘600 e soprattutto nel ‘700, il modello di spiritualità diffuso è quello degli Ordini predicatori, che, su richiesta degli arcipreti, applicando le indicazioni dei Sinodi diocesani, organizzarono le missioni popolari, al fine di consolidare i fedeli alla fede e impedire, qualora ci fossero, timidi tentativi di penetrazione del protestantesimo, Questi missionari si percuotevano dinanzi ai fedeli, mettendo sul capo la corona di spine, al fine di ottenere la conversione.  Ultimo di questo modello tardivo fu il Venerabile Padre Gioacchino La Lomia di Canicattì.

Dopo l’Unità d’Italia, in Sicilia si afferma il modello della carità, perché le popolazioni furono travolte da una miseria inaudita per le politiche economiche piemontesi.  Modello di santità della carità fu il Beato Giacomo Cusmano. Nella provincia di Agrigento, modello di carità, pur in un contesto tardivo, fu il canonico don Vincenzo Morinello di Licata, che fondò una famiglia religiosa per l’istruzione catechistica e la carità per i poveri.

Con la pubblicazione della Rerum novarum di Leone XIII, nasce un nuovo modello: l’impegno sociale con l’istituzione delle Casse Rurali; un modello di santità che stentò a decollare: il processo canonico su don Luigi Sturzo è fermo. In provincia di Agrigento sacerdoti sociali furono mons. Sclafani, mons. Licata, e i sacerdoti Gandolfo e Graceffa che ad Aragona organizzarono gli scioperi favore dei minatori. E nell’immediato dopo Guerra, l’arciprete di Santa Elisabetta, mons. Di Stefano, non disdegnò di unirsi ai contadini per l’occupazione delle terre.

Con l’avvento del fascismo, il nuovo modello di santità è quello del sacerdote e del laico pio, devoti e ubbidienti, impegnati nella catechesi, nella devozione al Sacro Cuore di Gesù e nella Comunione frequente, in attuazione ai documenti pontifici Acerbo nimis di Pio X e Ad Catholici e Miserentissimus Redemptor di Pio XI. In diocesi fu interpretato dal Venerabile Padre Vinti di Grotte. In questo periodo, inoltre, nella formazione dei Seminari, i direttori spirituali insistono sul modello sacerdozio-ostia-vittima fino al sacrificio cruento, di cui espressione in diocesi fu don Gerlando Re di Cianciana, ucciso nel giorno del Corpus Domini. L’impegno a favore della gioventù di Azione Cattolica e l’istituzione degli Oratori Festivi forgiarono nuovi modelli nella linea del sacerdote devoto: don Michelino Martorana di San Giovanni Gemini. Mons. Conti di San Biagio Platani e padre Urso da Favara forgiarono le anime dei futuri sacerdoti secondo il modello di spiritualità prevalentemente contenuto nella Mystici Corporis di Pio XII, in cui, nella bellezza del sacerdote angelico e delle anime consacrate, bisognava cogliere la bellezza della Chiesa.

Allo stesso modo del Concilio di Trento, il Concilio Vaticano IIesprime un modello di santità definito ‘conciliare’. Sacerdoti e laici, ognuno nel proprio ministero, sono chiamati ad un fecondo apostolato, attraverso gli organismi di partecipazione, la catechesi rinnovata, la partecipazione al Mistero Eucaristico – fonte e culmine della liturgia – la Caritas parrocchiale ecc. Sacerdoti e laici scoprono le motivazioni della propria vocazione alla santità nel proprio stato di vita, avendo tutti in comune la grazia battesimale. Modelli di santità laicale ‘quotidiana’ sono stati: Vincenzo Campo, Maria Alaimo, Dino Varisano, Letizia Comparetto, Angelina Tricoli, Lina Lo Vermi, Ave Gaglio, Paolo Ciotta, Giorgio Carmina, Maria Fanara, Chiara Mangiacavallo..  

L’espansione urbanistica e l’esigenza di raggiungere i lontani indussero a ripensare il ruolo della parrocchia come avevano auspicato i Vescovi siciliani con il documento Il rinnovamento della parrocchia del 1978.

Il Sinodo Diocesano e i piani pastorali che seguirono guardarono con attenzione le periferie, inviando i sacerdoti più dinamici. Tra questi sacerdoti è certamente da ricordare don Luigi Maniscalco che operò nell’area difficile di Villaseta, realizzando pure una Radio locale per raggiungere le famiglie al fine di portare la Parola di Dio, don Salvatore Russotto che accettò di divenire parroco a Fontanelle senza ‘mura’, perché non c’era nemmeno la chiesa.

Le beatificazioni di don Pino Puglisi e di Rosario Livatino esprimono un nuovo modello di santità: la santità della giustizia nella lotta contro la mafia, definita dall’Arcivescovo mons Carmelo Ferraro, opera di Satana, incarnazione del male.

La comunità ecclesiale, fedele al suo Signore, fatte proprie le parole di Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi e il documento Emergenza Mafia oggi è chiamata a ripensare la catechesi, la predicazione, al fine di liberare sia culturalmente che socialmente il nostro territorio dalla mafia, nemica del Vangelo.