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Le Sette Parole di Gesù vissute nel tempo da grandi uomini

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Di Enzo Di Natali

Possiamo rinunciare a tutto ma non al Venerdì Santo, soprattutto noi siciliani, talmente questo rito è impresso nella nostra coscienza. Un giorno molto caro, e l’assenza delle pubbliche manifestazioni, per la pandemia in corso, ne fa sentire il vuoto. In questa nostra breve considerazione, soffermiamo l’attenzione sulle Sette Parole di Gesù in Croce, che, ripetute, hanno forgiato grandi personalità. Queste Sette Parole, pronunciate da Gesù Crocifisso, costituiscono il testamento spirituale d’amore del Cristo morente. Uomini di grande fede hanno reso attuali queste parole nel corso della storia:

Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23, 34)

Questo amore che perdona e non serba odio nei confronti dei carnefici durante il campo di concentramento tedesco è stato testimoniato da san Massimiliano Maria Kolbe, quando decise di offrire la propria vita in cambio di quella di un padre di famiglia condannato a morte dai nazisti come ritorsione per la fuga di un prigioniero.

“In verità Io ti dico: oggi sarai con me nel paradiso” (Lc 23, 43)

Queste stesse parole sono state fatte proprie da Maria Goretti quando, colpita per ben 14 volte da un giovane con un punteruolo che voleva stuprarla, fu trasportata sanguinante in ospedale. Si racconta che, nei momenti drammatici, il parroco, indicando il Crocifisso, chiese alla ragazza: “Marietta, vuoi perdonare Alessandro come Gesù perdonò i suoi crocifissori?”. Dopo un attimo di silenzio, rispose: “Sì, lo perdono di cuore. E lo voglio con me in Paradiso”». Alcuni anni dopo, il giovane assassino, di nome Alessandro, fu poi accolto dai Padri Cappuccini e, con sua profonda gioia, ricevette anche il perdono da parte della madre di Maria.

Donna, ecco tuo figlio!”. “Ecco tua madre!” (Gv 19, 26-27)

Sono le parole con cui Gesù affida il giovane apostolo Giovanni a sua Madre e viceversa. Chiama sua Madre con lo stesso titolo con cui Dio, nel Giardino dell’Eden, aveva chiamato Eva, la Madre di tutti i Viventi, prima della caduta: ‘Donna’. Adesso, è lei, la nuova Eva, cui viene dato in consegna Giovanni.

In relazione alla maternità di Maria, padre Comastri ricorda come la potente intercessione della Vergine a Lourdes abbia liberato dall’ateismo il chirurgo Alexis Carrel (premio Nobel per la medicina), in seguito a un miracolo accaduto a una sua paziente e di cui è stato spettatore. 

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mc 15, 34)

Non c’è stato uomo che, nel corso della vita, non abbia fatto proprie queste parole, in special modo nei momenti in cui, come il Venerdì Santo, sul Calvario, si fece buio a mezzogiorno, quando cioè il sole dovrebbe essere nel massimo splendore della sua potenza energetica. Queste parole sono l’inizio del Salmo 21, un salmo che gli scribi e i farisei conoscevano alla perfezione. Anche se inizia con queste parole, il cantico è una fiducia piena nella risurrezione, sapendo della presenza di Dio.

“Ho sete” (Gv 19, 28)

E’ l’unica richiesta di Gesù fatta agli uomini. Quale acqua desiderava? Madre Teresa di Calcutta la cui vita è stata una risposta a tale grido di Cristo, si rivolgeva così al Signore: «Gesù, ti disseto! Dovunque andrò, seminerò amore! E te lo porgerò per dissetare la tua insaziabile sete di amore». Un appello sempre valido, soprattutto tutt’oggi.

“Tutto è compiuto” (Gv 19, 30)

Dopo aver bevuto l’aceto, dato con una spugna inzuppata, messa sopra una canna, Gesù afferma, in modo solenne: ‘Tutto è compiuto! Tutto è finito, l’aceto, simbolo dell’odio e del male, a differenza del vino simbolo dell’amore. E per questo, Egli si è fatto uomo nel grembo di Maria, per quest’ora solenne. Bevendo l’aceto-odio, ha liberato l’umanità dal potere di Satana.

È compiuto lo svelamento del vero volto di Dio! Sulla Croce è caduto il velo di tante caricature di Dio costruite dagli uomini ed è apparso il vero e affascinante volto di Dio: Dio è Amore e la sua onnipotenza è esclusivamente Onnipotenza di Amore». Kirk Kilgour è stato un atleta, nonché assistente allenatore di pallavolo della Nazionale italiana. Nel 1976 rimase paralizzato a tutti e quattro gli arti, a seguito di una lussazione alla vertebra cervicale con lesione al midollo spinale che lo costrinse sulla sedia a rotelle. Eppure sperimentò la potenza dell’amore di Cristo. In una sua preghiera ebbe infatti il coraggio e la grazia di scrivere: «Domandai a Dio che mi desse la salute per realizzare grandi imprese: Egli mi ha dato il dolore per comprenderla meglio».

Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (Lc 23, 46)

E’ l’ultima espressione sulle labbra del Crocifisso che testimonia che «la morte non è un salto nel buio né, tantomeno, è un salto nell’abisso del niente: la morte è un abbraccio con Dio! 

E’ stato così, ad esempio, per Papa Giovanni XXIII, il “Papa buono”, che alle ore undici, dopo aver ricevuto il Santo viatico, si rivolse agli astanti che erano ancora in ginocchio e pronunciò parole di fede grandissima: “Questo letto è un altare, l’altare vuole una vittima: eccomi pronto! Offro la mia vita per la Chiesa, la continuazione del Concilio, la pace del mondo, l’unione dei cristiani.

Foto di Robert Allmann da Pixabay