Il presidente della Fortitudo, Salvatore Moncada, ha incontrato la stampa per spiegare i motivi delle sue dimissioni.

“Vorrei ripercorrere quello che ho detto nella mia nota, scritta d’istinto – ha detto Moncada, moltro tranquillo e sicuro di sé, come sempre -. Mi sono dimesso, sono delle dimissioni teoriche. Da un punto di vista dirigenziale questa società ha una gestione di tipo aziendale, l’ho fatto per un atto di correttezza. Ritengo la Fortitudo un patrimonio della città ma non ho mai visto né in passato, né adesso qualcuno che si sia avvicinato. Mi interessava fare questo passo subito perché la pianificazione di eventuali nuovi scenari richiede tempo.
Non vi nascondo che medito di prendere questa decisione da molto tempo, da quasi due anni. Ovviamente con alti e bassi. Lo medito – ha proseguito Moncada – perché piano piano la Fortitudo è diventata qualcosa di diverso negli ultimi anni. Una cosa è essere “sponsor”, che in genere non sborsano quanto ho speso io per questa squadra, una cosa è l’essere “tutto” per questa squadra dal punto di vista finanziario.

A questo punto, se decido di spendere soldi della famiglia, devo stare bene in un contesto. Questo contesto si è lentamente deteriorato per diversi motivi di cui parlerò più avanti.

La prova finale di questo deterioramento non è il risultato ma ciò che è successo negli ultimi giorni. Due cose in particolare. Ho provato delusione per i due americani che avevano già deciso di cambiare aria. Uno aveva già le valige pronte e l’armadio vuoto ancora prima di partire per Bologna (Buford, ndr), un altro aveva già “sotto il cuscino” qualcosa che non posso rivelare perché abbiamo sottoscritto un contratto e non posso parlarne. Ma è qualcosa di molto grave.

Una cosa del genere non era mai accaduta, vuol dire che non c’è stato un adeguato atteggiamento di controllo, c’è stato un comportamento omertoso da parte di qualcuno. Faccio un esempio: in foresteria non si può fumare, Bell-holter fumava e non posso pensare che nessuno sentisse la puzza del fumo della sigaretta. Poi ci sono stati giocatori che sono venuti qui hanno deciso di fare delle diete che hanno compromesso il rendimento in campo. Mi sono reso conto che non era più la società che avevo creato.
Dunque è il caso di tornare indietro” ha detto il presidente visibilmente deluso.

“Il futuro di Maier? Io non chiedo a nessuno di andare via, tutti siamo bocciati”.

IL FUTURO
“Questo significa che Moncada da adesso in poi sarà solo uno sponsor – ha spiegato. Quando la società tornerà ad essere quella che era stabilirò che apporto dare. Io devo dare un segnale: il cammino che abbiamo fatto non va più bene e tutto il progetto va ripristinato”.
Poi ha parlato di numeri: “Ringrazio il pubblico agrigentino e gli sponsor che negli ultimi due anni abbiamo coinvolto. Interessante quello che è successo, ma per dare un’idea, incassiamo circa 88 mila euro a stagione dai biglietti e altrettanti dagli sponsor. Vi devo dire che quest’anno il campionato è costato circa 1,2 milioni di euro.
Dal 2010 al 2016 abbiamo speso circa 8 milioni di euro. Questo per dire che negli ultimi 20 anni avrò messo circa 15 milioni di euro per la Fortitudo. Ritenevo giusto che un operatore economico del territorio debba farlo.
Quest’anno ci sono state molte negatività, ma per fortuna per me c’è stato anche un grande stimolo: Franco Ciani è stato uno che ha equilibrato i miei malumori. Non mi diverto più, ci sono state cose soprattutto dal punto di vista morale cose che non mi sono piaciute. Il pubblico non cresce, aumentano i pagamenti dei contributi, diminuiscono quelli istituzionali. Tutte queste cose messe insieme devono far pensare di rendere più sostenibile da un punto di vista della dimensione. Agrigento non si può permettere di andare oltre.
Ho parlato di questa mia volontà al coach dal quale mi aspetto una risposta entro fine settimana. Si tratta di un progetto che prevede molti anni di lavoro. Io ho un’anima imprenditoriale e voglio sempre creare qualcosa. Sicuramente in questo campionato è difficile, oltre a quello che abbiamo fatto non possiamo fare. Ho voglia di ricreare qualcosa che sia sostenibile. Continuando in questa direzione e con questo contesto arriveremmo al punto che potrei anche scappare, voglio essere propositivo.
Questo non significa ripartire da un’altra categoria. Non necessariamente. Io sarei di questa idea, perché il gruppo va bocciato, ma come proposto da Ciani, si potrebbe giocare con i giovani e beneficiare dei bonus”.

LE DELUSIONI
“Ci sono giocatori dell’attuale roster che mi hanno deluso non per quello che hanno dato sul campo, ma anche fuori. Non posso aspettarmi questo. Noi per convivere con il fatto di portarci dietro un gruppo, ci siamo trovati a metà strada, una scelta che ci può stare, ma solo se condivisa da tutti. Se dopo anni che io ho a che fare con questi giocatori, ricevo queste risposte, forse abbiamo sbagliato qualcosa. Bisogna allora ripartire da zero, chi ci vuole stare, ci sta. Attenzione, la colpa potrebbe essere anche mia.
Il nuovo progetto deve avere anche una posizione tecnica precisa, vedremo cosa deciderà il coach. Oggi non posso chiedergli di vincere il campionato.
Ad inizio anno avevo detto che questo sarebbe stato l’anno della maturità, durante la stagione non è stata dimostrata la maturità che mi aspettavo.
Ho fatto tutto per spirito prettamente “sociale”. Oggi è diventato uno spettacolo ma fine a se stesso.
Tutto quello che verrà, dipenderà dalla decisione di Ciani.
Ripeto che voglio continuare a divertirmi, ma voglio un altro progetto che sia stabile come gruppo, organizzazione ed altri, e soprattutto che mi dia entusiasmo, a prescindere dalla categoria”.