Calcio: Aic Onlus, solo 10% di ex lavora nel calcio di continuo

Milano, 21 lug. – (AdnKronos) – Davide Fontolan, ex centrocampista con centinaia di partite di Serie A alle spalle, oggi fa l’imprenditore e produce vini. Fa parte del 61,4% di ex calciatori professionisti che dopo aver smesso di giocare non opera a nessun livello nel mondo del calcio. È quanto emerge da ‘Fine primo tempo – Analisi sul dopo-carriera dei calciatori’ un report dell’Aic Onlus e di studio Ghiretti che analizza il post carriera agonistica di 2611 calciatori professionisti attivi nella stagione 1992-1993: solo il 10% tra loro ha lavorato continuativamente nel calcio professionistico negli ultimi tre anni.

Secondo la ricerca, i tre quarti dei calciatori hanno conquistato un patentino abilitante (tra questi, il 97,5% per fare gli allenatori), ma solo il 38,6% risulta impiegato nel mondo del calcio – poco più del 16% a livello pro. Chi calcava i campi nel 1993 – ad eccezione di Andrea Pierobon che ha giocato fino a 45 anni – ha smesso da tempo, ma se non si è riusciti a costruirsi una carriera nei primi 4-5 anni il rischio, si legge, è di uscire definitivamente dal circuito professionistico.

Dati che non spaventano chi oggi gioca e che si immagina ‘da adulto’ ancora impegnato nel calcio. Una seconda ricerca del report si basa su questionari inviati a 499 calciatori professionisti in carriera (età media 25,5 anni) ed emerge che il 75,8% di loro in futuro vuole essere impegnato in qualche modo nel mondo del calcio. Quasi il doppio di quelli che a distanza di anni davvero lavorano nello sport, un numero alto soprattutto se si considera che tra questi il 55,1% non pensa a soluzioni alternative.

“Tutti in Italia – spiega Diego Bonavina, ex calciatore e avvocato, presidente di Aic Onlus – siamo allenatori, ma quelli che lavorano davvero sul campo non sono tanti rispetto a chi conquista il patentino a Coverciano”. Per questo bisogna studiare soluzioni alternative, lo sanno anche i calciatori in carriera che per l’83,5% si dicono favorevoli a corsi di orientamento per il post agonismo.

Se, da un lato, più del 60% dei calciatori in attività non è preoccupato di quello che succederà a fine carriera, “il 69,8% – si legge nel report – ha dichiarato di avere un diploma di scuola media superiore, mentre un 3,8% risulta laureato” (un dato significativo considerata l’età media del campione di circa 25 anni). Chi vuole restare nel calcio sogna di fare l’allenatore (per il 44%) oppure osservate o dirigente. Il 4% dei calciatori (i ‘big’ della A) dichiara che a fine carriera vuole dedicarsi alla gestione del patrimonio personale.

Investire e fare impresa è sempre stata una tradizione degli ex. Oltre Fontolan, ad esempio, anche Nicola Caricola (in A con il Genoa) fa l’imprenditore – in Sudafrica – come Antonio Benarrivo (bandiera del Parma) e Sandro Cois (Fiorentina) che lavorano nell’edilizia. Al loro fianco, però, anche storie difficili, come quella di Ruggero Rizzitelli (tra le altre, Roma e Torino) il quale “ha lanciato alcuni anni fa – si legge nel report – un accorato grido d’aiuto”.

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