Il manifatturiero italiano si scopre digitalizzato e robotizzato

Gli ultimi dati dell’Osservatorio Mecspe, l’indagine di Senaf condotta sulle piccole e medie imprese italiane del settore della meccanica, fanno emergere come il settore manifatturiero nel nostro paese sia sempre di più indirizzato verso la digitalizzazione e robotizzazione.

Le tecnologie digitali hanno trasformato 6 aziende su 10, in un quadro generale certamente spinto verso l’innovazione, con il 55,8% degli imprenditori italiani che percepisce la propria azienda come molto o abbastanza innovativa.

In generale, l’indice di fiducia dell’imprenditoria meccanica ha visto un deciso incremento nei primi sei mesi del 2018, con i fatturati che in media sono aumentati per il 61,4% delle imprese, e la maggior parte degli imprenditori che si aspetta altri dati positivi in arrivo nella seconda parte dell’anno.

Gran parte di questi benefici sono dovuti ai processi di digitalizzazione che le piccole e medie imprese meccaniche hanno messo in atto. Investimenti che hanno permesso di migliorare la fase produttiva e della gestione dell’azienda, e aprire una nuova finestra verso nuovi mercati esteri, un fattore fondamentale per garantire un aumento dell’export e la ricerca di nuovi clienti.

Una nuova sfida legata al concetto di azienda 4.0, che deve essere messo in campo dalle imprese e sostenuto dal sistema economico attraverso la possibilità di ottenere prestiti alle imprese veloci, trasparenti e flessibili. Proprio per questo uno dei principali attori del settore finanziario come ING Direct, ha messo a disposizione delle PMI italiane il Prestito Arancio Business, una soluzione che offre all’imprenditore uno strumento efficace e veloce per realizzare i progetti aziendali e far crescere l’impresa.

I principali investimenti messi in campo dalle aziende hanno riguardato interventi di sicurezza informatica, la connettività, il cloud computing, la robotica collaborativa, i big data, la produzione additiva e l’internet of things.

Come per tutti i progetti ambiziosi anche quello della digitalizzazione ha dei fattori che pongono un freno all’espansione della stessa. I principali sono l’incertezza tra investimenti effettuati e benefici ottenuti, la mancanza di competenze interne, l’arretratezza delle imprese con cui avvengono collaborazioni, l’assenza di infrastrutture tecnologiche adeguate, la mancanza di una chiara visione del top management e dai dubbi sulla sicurezza dei dati e sui possibili attacchi da parte di cyber criminali.

Uno dei fattori critici all’espansione della digitalizzazione nelle piccole e medie imprese rimane quello umano, con gli imprenditori che sono consapevoli della mancanza di skill adeguate. Entro l’anno 2030 i profili lavorativi più richiesti saranno il robotic engineer, gli specialisti dei big data, i programmatori di intelligenza artificiale, gli specialisti IoT e gli esperti in cyber-sicurezza, figure professionali che ad oggi non sono ancora diffuse nel settore del lavoro.

Il percorso dell’industria 4.0 è ancora lungo, i dati dell’osservatorio mettono in luce come sia necessaria una maggiore informazione mirata per far comprendere al meglio alle aziende le opportunità che offre di implementare il 4.0 in azienda. L’obiettivo finale è migliorare la qualità e minimizzare il tasso di errore, puntando su robot e digitale per perseguire indicativi aumenti di produttività, obiettivo fondamentale per ogni genere d’industria.