Priapismo, la malattia maschile alter ego della disfunzione erettile

Il priapismo è la malattia maschile che si contrappone alla disfunzione erettile. Etimologicamente deve il suo nome alla divinità greca Priapo, che rappresentava appunto la virilità maschile. La mitologia vuole che fosse figlio di Afrodite e Dioniso. Era spesso raffigurato con un fallo di proporzioni smisurate. Il priapismo, dunque, indica quella malattia che causa un’erezione prolungata e dolorosa senza alcun tipo di stimolo fisico o mentale.

Il priapismo può verificarsi a tutte le età. I dati attuali, resi noti dall’equipe medica di Andrologia Internazionale, indicano che l’incidenza di priapismo nella popolazione generale è bassa (0,5-0,9 casi per 100.000 persone-anno). Nei pazienti con anemia falciforme la prevalenza di priapismo è di 3,6% se hanno più di 18 anni d’età. La percentuale sale al 42% in coloro con meno di 18 anni. Per questo è una patologia che non va trascurata. Avere un’erezione perenne è il sogno di ogni uomo, ma, in questo caso, tanto più permane tale situazione, quanto può aumentare la possibilità di fibrosi dei corpi cavernosi con conseguente danno funzionale permanente quale la disfunzione erettile.

Cosa può provocarlo? Dal punto di vista clinico, si tratta della rottura di un’arteria cavernosa. Tra le cause, vi possono essere altre malattie associate, come la leucemia, ma anche l’abuso di farmaci, alcol e droga, in particolare della cocaina. Attualmente esistono due tipi di priapismo. Il primo è quello venoso o a basso flusso, che è dovuto all’ostruzione delle vene che portano il sangue al pene. In questo caso chi ne soffre lamenta dolore al pene e l’esame clinico rivela una erezione rigida. In questa situazione clinica, la diagnosi può essere associata al disturbo della disfunzione erettile. Il secondo caso è quello arterioso e ad alto flusso che comporta un eccessivo afflusso di sangue. Chi ha questo problema di solito presenta un’erezione che non è completamente rigida e non è associata a dolore. La causa del priapismo ad alto flusso è quasi sempre la rottura di una arteria interna del pene (arteria cavernosa) dovuta ad un trauma da schiacciamento della base del pene o del perineo. In questo caso non si tratta di una emergenza medica.

Per poter diagnosticare il priapismo occorre una anamnesi completa, come spiegano gli esperti dell’Università di Ferrara, che includa una storia di anemia falciforme o di altre anomalie ematologiche e una storia di trauma nell’area pelvica, genitale o perineale. Bisogna inoltre comprendere i dettagli della durata dell’erezione, oltre alla presenza e al grado del dolore, prima dell’uso di eventuali farmaci. Sono inoltre necessari un esame fisico dei genitali, perineo e dell’addome.

Per quel che riguarda le cure, occorre fare un discorso ampio. Per il priapismo ischemico non è sempre necessario ricorrere a farmaci o terapie mediche. Vi sono rimedi naturali come l’esercizio fisico, l’eiaculazione, impacchi di ghiaccio, bagno freddo e clisteri di acqua fredda. In casi particolarmente gravi è consigliabile ricorrere all’iniezione intracavernosa di agenti farmacologici simpaticomimetici o agonisti alfa–adrenergici. Questi portano alla decompressione dei corpi cavernosi, favorendo il recupero della circolazione sanguigna.

Esistono anche trattamenti cosiddetti di seconda linea che consistono negli shunt pienieni. Questi consistono nella creazione di un passaggio che mira a far comunicare i corpi cavernosi e il glande. Lo scopo è quello di ripristinare un’uscita per il sangue dai corpi cavernosi e allo stesso tempo ristabilire la circolazione del sangue all’interno di queste strutture.

Il priapismo arterioso, invece, si cura, oltre che con il trattamento conservativo del ghiaccio, anche attraverso l’inserimento di una sottilissima sonda. Questa, attraverso l’albero arterioso, si inserisce sino al punto dove si desidera lasciare una piccola spirale o sostanze molto dense che provocano la chiusura dell’arteria rotta.