San Giovanni Gemini: intervista a Don Franco Montenegro a conclusione della visita pastorale

Di Irene Catarella – Cosa ha lasciato nel cuore di Don Franco la visita alla comunità sangiovannese? “Sicuramente la sensazione di una comunità vivace alla quale raccomando di vivere con Gesù Risorto nel cuore, portando questo lieto annuncio oltre i confini delle comunità pastorali”.

Questo il messaggio che il Cardinale ha voluto comunicare e mettere a sigillo del suo prolungato incontro con San Giovanni Gemini. Dopo la solenne celebrazione presso la Chiesa Madre, caratterizzata da una grande atmosfera di partecipazione devota di grandi e piccoli, durante la quale Sua Eminenza ha ricordato i punti salienti della sua visita, i bambini e ragazzi dell’Oratorio Don Michele Martorana, guidati dalle responsabili Giusy Vella e Gabriella Nigelli e dalle coordinatrici del laboratorio teatrale Sofia Mamo ed Elisa Scrudato, insieme a diversi volontari, hanno voluto salutare il nostro Arcivescovo con un recital dedicato al Poverello di Assisi, suscitando emozione e sorrisi in Don Franco, che accompagnato dal Rettore del Seminario Don Baldo Reina e dal Direttore del L’Amico del Popolo Don Carmelo Petrone, è addirittura salito sul palco a fine spettacolo per abbracciarli simbolicamente con la sua concreta presenza.

La festa della comunità si è conclusa con un momento conviviale, un’agape realizzata con l’apporto di cibi dolci e salati portati dai membri di ogni gruppo dell’Unità Pastorale.

L’arciprete Don Luca Restivo, che, insieme a Don Andrea Militello, aveva salutato Don Franco accogliendolo come in una grande famiglia, ha ringraziato il Cardinale per la gioia che ha donato alla comunità con la sua presenza e ha ribadito la gioia con cui da tutti è stato accolto.

Il parroco ha rassicurato il Padre Vescovo di come il popolo sangiovannese si è sentito confermato nella fede e spronato a una vita cristiana più autentica, in modo che ognuno possa “salire sul campanile” come sentinella che non si limita a osservare ciò che succede, ma che vouole scendere in fretta come Zaccheo e come i discepoli dal Monte Tabor pe incontrare, conoscere ed evangelizzare, cosa che lui stesso ha dimostrato tangibilmente, parlando con le Associazioni laiche del territorio, con tutti i membri delle comunità pastorali, con gli alunni delle scuole, con le realtà produttive, con i malati e con tutte le persone che hanno incontrato il suo sguardo.