Dopo aver analizzato le caratteristiche principali dei fondi comuni d’investimento, in questa puntata mi soffermerò su forme, modalità e strategie di utilizzo degli stessi.
Innanzitutto, l’investimento in fondi comuni nella forma PAC (Piano di Accumulo di Capitale) – che non è uno strumento finanziario bensì una strategia d’investimento – consente appunto di risparmiare mettendo periodicamente da parte una somma di denaro, anche piccola, avendo massima libertà di scegliere l’importo, la durata, la periodicità del versamento, la data di scadenza. In tal modo il risparmiatore potrà costruire un capitale per esigenze od obiettivi di vita futuri, senza averne sin da subito la disponibilità.
Sottoscrivere un piano di accumulo produce una serie di effetti positivi poiché, in maniera assolutamente automatica – tramite una semplice disposizione di addebito permanente alla propria banca – il risparmiatore alimenterà la sua forma di investimento a lungo termine, tramite la sottoscrizione di un fondo, preferibilmente di tipo azionario o bilanciato, “imponendosi” in tal modo di mettere da parte un’aliquota del proprio reddito. E’ chiaro che, essendo una libera forma di risparmio, il versamento periodico può anche essere sospeso temporaneamente qualora ci fossero altri impegni finanziari imprevisti.

La strategia d’investimento in forma PAC è, nel lungo termine, vincente poiché la logica del Dollar Cost Averaging consente di mediare il prezzo delle quote dei fondi che si acquistano con i versamenti periodici per alimentare il piano d’accumulo.

In pratica, se per esempio, a gennaio acquisto dieci quote di un fondo versando cento euro, a febbraio con cento euro acquisto venti quote ed a marzo, sempre a fronte di cento euro, di quote ne acquisto trenta, accade che investendo trecento euro ho acquistato sessanta quote per cui il prezzo medio di una quota è (€ 300 : 60) = 5 euro.
Va da sé che se il valore quota del mese di aprile fosse pari ad otto euro, il controvalore del mio investimento sarebbe (n. 60 x € 8) pari a 480 euro per cui se optassi per la vendita conseguirei una plusvalenza di (€ 480 – € 300) 180 euro.

Se, invece, a gennaio con cento euro acquisto dieci quote, a febbraio con cento euro acquisto 8 quote ed a marzo sempre con cento euro ne acquisto cinque, ho investito trecento euro ma ho acquistato ventitré quote, per cui il prezzo medio di una quota è (€ 300 : 23) = 13,04 euro.
Quindi, se il valore quota del mese di aprile fosse pari a quindici euro, il controvalore del mio investimento sarebbe (n. 23 x € 18) pari a 414 euro per cui se optassi per la vendita conseguirei una plusvalenza di (€ 414 – € 300) 114 euro.

Oltre che in forma PIC, i fondi comuni di investimento possono anche essere attivati in forma PIC (Piano di Investimento di Capitale), ovvero versando la somma da investire in un’unica soluzione al momento della sottoscrizione del contratto.
Anche in questo caso può essere messo in pratica il meccanismo del Dollar Cost Averaging nel senso che, nelle fasi di flessione dei mercati, il sottoscrittore potrà effettuare dei versamenti aggiuntivi sfruttando il calo del prezzo delle quote del fondo in modo da acquistarne di più mediando il prezzo al ribasso.
Nei fondi comuni in forma PIC il sottoscrittore può optare, in caso di fondo obbligazionario, per incassare un flusso cedolare periodico oppure può scegliere il fondo ad accumulazione dei proventi.
Sul mercato, da ormai molti anni, esistono forme di investimento di tipo assicurativo, cosiddette “Unit”, il cui strumento finanziario sottostante è un fondo comune di investimento (PIC o PAC). In questo caso, vista la valenza assicurativa del prodotto finanziario, non è prevista la distribuzione dei proventi periodici poiché il capitale, insieme con i rendimenti maturati nel periodo di vigenza della polizza, sarà riscosso dal contraente/assicurato alla scadenza contrattuale oppure, in caso di decesso di quest’ultimo, ai beneficiari indicati nel contratto di polizza.
I fondi comune d’investimento, infine, sono validi strumenti finanziari per sottoscrivere i PIR (Piano Individuali di Risparmio), una forma di risparmio totalmente esentasse recentemente introdotta dalla Legge di Bilancio del 2016 ed in vigore dal 1 gennaio 2017.
Considerata l’importanza dell’argomento, i PIR saranno oggetto della prossima puntata di questa rubrica che, però, in considerazione delle prossime festività pasquali, sarà pubblicata lunedì 24 aprile.
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