La Rai ospita Ezio Lauricella, giovane imprenditore di Agrigento

Svincolatasi da vecchi stereotipi, la Sicilia 2.0 viene raccontata in tutto il mondo per i successi imprenditoriali di un giovane nato ad Agrigento. L’intraprendente manager siciliano, Ezio Lauricella, é stato ospite di Rai Italia, all’interno della trasmissione “Community – L’altra Italia” condotta da Benedetta Rinaldi dedicata agli italiani all’estero e trasmessa in Asia, Africa, Oceania e America.

Ezio Lauricella, selezionato da una celebre rivista americana nel 2014 tra i manager under 35 più promettenti d’Italia e premiato dalla Camera di Commercio, con il patrocinio del Ministero dello Sviluppo per essersi distinto sul versante dell’innovazione e dell’internazionalizzazione, durante l’intervista ha presentato al pubblico la filosofia che anima il Brand, che sta facendo il giro del mondo: “Dare voce all’artigianato locale, in modo da accendere i riflettori su un modus operandi unico, messo in ombra dalle multinazionali e dai sistemi industriali”.

La nuova collezione di borse Tarì rural design ( www.tarifashion.it ) celebra così l’ingegnosa operosità del valore artigiano in un progetto più ampio di rilancio della cultura locale.

La volontà del fondatore di Tarì bags, unitamente a quella del suo staff è quella di valorizzare le antiche tradizioni artigianali che caratterizzano una certa produzione tutta siciliana, per garantire alla clientela non solo qualità, ma anche una proposta valoriale etica a cui aderire per una scelta consapevole e differenziante. Le borse sono studiate in ogni dettaglio: dalla scelta degli artigiani che lavorano accuratamente la pelle, il cuoio e i merletti, fino alla definizione del design, la supervisione di un management improntato alla sostenibilità e al rispetto della storia di Sicilia consente di intrecciare il concetto di moda agli aspetti territoriali. In trasmissione la storia di Tarì- bags è stata raccontata come un elemento di congiunzione tra il territorio e la voglia di fare: “Le prime borse sono nate – ha raccontato Lauricella – da sacchi in juta e canapa offerte alle aziende agricole per la raccolta delle olive. Successivamente gli agricoltori le hanno restituite al nostro gruppo e abbiamo deciso di riutilizzare i materiali, che avevano assunto un valore in più, perché nobilitate dal lavoro e dalla fatica che si fa nei nostri campi, per la realizzazione della nostra nuova collezione di borse”. Una storia che tende ad abbracciare il concetto di anima siciliana e che sicuramente rompe con i sistemi omologanti imposti dalla produzione di massa.

I nomi delle borse tramandano la memoria di una Sicilia scomparsa, una Palermo che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento aveva scelto il modernismo – la cosiddetta art-nouveau – per realizzare opere che mostrassero la ricchezza economica e culturale di una città, mostrata in tutto il suo splendore negli interni del Teatro Massimo. Palermo vede con Ernesto Basile il fiorire del liberty più elegante e raffinato, e con la mafia la cementificazione selvaggia di un sogno. Oggi queste suggestioni prendono nuovamente vita nel sogno lucido di un giovane siciliano.

Video Rai Italia:

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