“Il mondo in una Valle. Architetti, territorio, turismo”

Dopo il “Workshop” a Lampedusa, un altro tassello nell’ottica di proficue collaborazioni con operatori e tecnici internazionali.
Trapani: “La Valle può e deve diventare risorsa per tutto il territorio”

Un’esperienza che merita di certo un approfondimento e un ritorno sul tema quella di ieri che ha visto docenti e studenti provenienti da diverse università, anche egiziane, riuniti nell’ambito di “Il mondo in una Valle. Architetti, turismo, territorio” per discutere di un “nuovo modo di fare turismo”: altro non è che un concreto processo di sviluppo in cui si coinvolgono le comunità che vivono vicino ai poli di grande attrazione, valorizzandone la: produzione artigianale, gastronomica, culturale; le tradizioni; l’identità e tutti gli altri beni materiali e immateriali che si traducono in potenziale “ricchezza” per il territorio stesso.

Per l’occasione il gruppo di studio che partecipa alla “Kore international winter school” nell’ateneo ennese, ha visitato Vallicaldi, dove è in atto appunto un tentativo di riqualificare e riutilizzare parte del tessuto urbano portato coraggiosamente avanti dall’associazione NonSoStare, e il Parco Archeologico della Valle dei Templi, dove hanno appreso dal direttore Giuseppe Parello dei progetti che l’Ente Parco sta ponendo in essere (dalla produzione di vino e olio agli scavi aperti al pubblico, passando per i laboratori didattici per i più piccoli).

Un importante contributo è stato portato anche dall’avvocato Enzo Camilleri direttore del Distretto Turistico Valle dei Templi che oltre a portare i saluti ha ribadito come sia “importante la concertazione anche nel raccogliere “sfide” come quelle di progetti relativi al turismo relazionale integrato”.
Si è, quindi discusso, intorno al ruolo dell’architetto nel processo di rilancio del territorio agrigentino in una prospettiva economica legata al “turismo relazionale”, concetto su cui era basata la “Winter school”, che proprio Naselli ha così sintetizzato:
“Il rilancio del Patrimonio urbano e territoriale è possibile attraverso una forma di turismo relazionale integrato. Le piccole città dell’entroterra soffrono della vicinanza dei grandi centri e ne hanno svantaggi piuttosto che vantaggi: il grande attrattore trasforma il viaggio in turismo di massa.

Invece, attraverso nuove possibili sperimentazioni del progetto urbanistico, ambientale e paesaggistico; dell’architettura degli spazi aperti e di quelli verdi; del design per l’artigianato ma anche per lo spazio pubblico e sociale; delle forme di turismo autogestito, alternativo e sostenibile; dell’archeologia e dei beni culturali etc. è possibile uno sviluppo integrato del territorio. Bisogna integrare e valorizzare i beni culturali, ma anche l’agro-alimentare e l’artigianato. Ovvero promuovere o ridisegnare nuovi scenari e attività (quali: fattorie didattiche, orti urbani, spazi urbani polifunzionali di qualità, diffusione di forme di attività ricettive “capillari”, turismo rurale, ristorazione a km 0 e così via) contribuendo alla riqualificazione degli spazi di vita dell’uomo.

Il caso in studio di Aidone e dell’area centrale della Sicilia, grazie anche alla partecipazione e alla possibilità di confronto con alcune università, italiane e estere con specifiche disciplinari diverse, ha l’occasione di uscire dalla dimensione strettamente locale in cui è geograficamente collocato, per divenire occasione sperimentale di più ampio respiro per lo sviluppo teorico-pratico di alcuni interessanti confronti e parallelismi in un ambito internazionale; in particolare con alcune realtà egiziane (Rashid, Luxor, El Fayoum, …, e altre) e nazionali (Salento, Pompei, …, ecc.) con le quali si abbiamo trovato quelle linee di ricerca/applicazione di comune interesse e costruttivamente comparabili”

A raccontare proprio le esperienza condotte a Luxor e in altre località “schiacciate” dalle vicine Sharm, Valle dei re e altri grandi poli di attrazione, sono stati i docenti provenienti dalle università egiziane Delta, Mansoura e British: Mohamed Assem, Ahmed Rashed, Mohamed Khalil, e Shahira Sharaf El Din.

Interessante è stata poi l’esposizione del progetto di Valeria Scavone, docente della Facoltà di Architettura di Palermo e Agrigento, paesaggista e urbanistica, connubio raro, che ha illustrato la situazione dell’urbanizzazione di Agrigento, e del suo essersi sviluppata proprio intorno alla Valle dei templi. Un’attenta analisi della situazione della città, la sua espansione, le criticità e le risorse della varie parti e il rapporto tra queste, quelle più vecchie e quelle più recenti. Il tutto in funzione di un concetto chiaro: la Valle può essere una risorsa per la comunità e non un bene “immobile” e praticamente fine a sé stesso, ma solo se questa “dialoga” con la comunità.

Ma la Valle sarà anche protagonista di un progetto internazionale in itinere che vede come partners Italia, Tunisia e Portogallo con l’avallo dell’Unesco: riguarda tanto la Valle quanto il patrimonio naturale e culturale che vi ruota attorno in relazione al contesto urbano, nella integrazione col patrimonio immateriale, tradizioni, musica, cibo, partecipazione dei cittadini alle scelte, e tanto altro che in questa fase non è stato “svelato”.

E’ stata poi la volta di Claudio Gambardella, della II Università di Napoli, che ha portato come esempio l’esperienza, che potrebbe concretizzarsi a breve, nell’ambito del progetto di marketing territoriale “L’autostrada dell’arte, un museo lungo 100 km”: nel tratto della A3 che va da Salerno a Padula il progetto prevede la riqualificazione e la rifunzionalizzazione di un edificio storico e, studiando il territorio in cui si innesta, con specificità e qualità, darà vita a spazi espositivi di arte contemporanea, un museo “diffuso”, per un turismo di qualità.

Con Piero Fiaccabrino e Giuseppe La Greca, rispettivamente responsabile del dipartimento di Cultura architettonica e del Dipartimento d’Internazionalizzazione dell’Ordine degli Architetti, si è fatto il punto sulla giornata di studi che rappresenta quasi “la prosecuzione della settimana degli scambi culturali con diversi tecnici e operatori internazionali tenutasi a Lampedusa nel giugno scorso”​.​

“Con questa giornata di studio – ha dichiarato Massimo Trapani, presidente dell’Ordine degli Architetti di Agrigento – il nostro Ordine ha messo a segno un altro tassello in un’attività che ci vede, fin dal primo insediamento, impegnati nella promozione e nell’internazionalizzazione della figura degli architetti agrigentini in relazione ai processi di rigenerazione e riqualificazione territoriale. Ormai il rapporto con il mondo accademico siciliano ed egiziano è un rapporto oltremodo consolidato che ci porterà, nel prossimo futuro, a rapporti di collaborazione sempre più intensi nell’ottica di uno sbocco professionale per i tanti architetti agrigentini. In un colloquio con Ahmed Rashed, professore della Facoltà d’Ingegneria della British University e Delegato del Governatore di Luxor, è stato ancora una volta riconosciuto agli italiani una leadership mondiale nel campo dell’architettura e del design e per questo lo stesso ha auspicato che a breve possano istituirsi dei canali ufficiali di scambio professionale anche con i professionisti di Agrigento. Un auspicio che tutti noi facciamo nella speranza che queste interlocuzioni possano fare da volano anche per un rilancio delle economie territoriali dei paesi che gravitano nel bacino del Mediterraneo”.