Mafia: processo “Nuova cupola”, Pene ridotte per 13 imputati

Sentenza d’appello per i 30 imputati del processo “Nuova Cupola” accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione e detenzione di armi perchè presunti appartenenti a Cosa Nostra agrigentina.
I giudici della Corte d’Appello di Palermo hanno confermato soltanto due condanne, relative peraltro a personaggi minori. Per il resto tredici pene vengono ridotte, due del tutto annullate e tredici assoluzioni sono state confermate.

Il nuovo presunto capo delle famiglie mafiose della provincia, Leo Sutera, 65 anni, ex docente di educazione fisica, per questo soprannominato “u prufissuri”, in primo grado era stato condannato a sei anni di reclusione in continuazione con la sentenza del processo “Cupola” di cui la nuova inchiesta rappresenta l’ideale continuazione. In appello la pena è stata dimezzata a tre anni per effetto dell’esclusione di un’aggravante.

Sutera (difeso dagli avvocati Nicola Grillo e Carlo Ferracane), l’uomo che avrebbe preso il posto del boss Giuseppe Falsone dopo la sua cattura a Marsiglia nel 2010, potrebbe presto tornare libero visto che la pena è stata quasi interamente espiata.
I giudici hanno accolto anche buona parte dei motivi di appello dei difensori del palmese Francesco Ribisi (gli avvocati Daniela Posante e Valerio Vianello) e la condanna decisa in primo grado – 20 anni di reclusione – è stata accorciata a 13 anni.
Ribisi, 33 anni da compiere il prossimo 26 maggio, sarebbe stato il responsabile (sia pure “in pectore” visto che il progetto pare sia rimasto su un piano formale non ancora ultimato) di un nuovo mandamento che avrebbe raggruppato diverse famiglie mafiose. L’ultimo rampollo della storica famiglia di Cosa Nostra siciliana, che fino al giorno dell’arresto gestiva il bar Azzurro, sul lungomare di San Leone, avrebbe organizzato estorsioni a tappeto ai danni di commercianti e imprenditori per finanziare l’organizzazione mafiosa e mantenere i familiari dei detenuti. Anche per lui in appello è caduta una delle aggravanti previste per il reato di associazione mafiosa (l’impiego dei proventi illeciti in attività economiche) ed è arrivata l’assoluzione parziale da due estorsioni e una tentata estorsione ai danni dei titolari dell’Aster e della gelateria Le Cuspidi (non distanti dal suo bar, le saracinesche nel 2011 sono state colpite con delle fucilate) e dell’impresa edile Azzurra Costruzioni che stava costruendo la Chiesa di San Gregorio, a San Leone.
Sei mesi in più per il suo presunto braccio destro, Giovanni Tarallo, 30 anni, di Santa Elisabetta (difeso dagli avvocati Giuseppe Barba e Nico D’Ascola), che partiva anche lui da una condanna a 20 anni e in appello gli è stata ridotta a 13 anni e 6 mesi: anche Tarallo è stato assolto dalle stesse tre ipotesi di estorsione (allo stesso modo di Luca Cosentino, 38 anni, pena ridotta da 12 anni a 8 anni) ed è stata esclusa un’aggravante del reato di associazione mafiosa.
Pena ampiamente ridotta, da 9 a 4 anni, per l’empedoclino Fabrizio Messina, 38 anni. Il fratello di Gerlandino, ultimo latitante di mafia agrigentino (difeso dagli avvocati Antonino Gaziano e Salvatore Pennica), è stato assolto da due ipotesi di estorsione, da una di riciclaggio, è stata esclusa un’aggravante e infine la condanna è stata posta in continuazione con una precedente sentenza.
Due imputati condannati in primo grado sono stati assolti.
Uno è l’imprenditore Gaspare Carapezza, 38 anni, (difeso dagli avvocati Gianfranco Pilato ed Ernesto D’Angelo) accusato di estorsione aggravata. In primo grado era stato condannato a 4 anni per l’accusa di avere chiesto l’intervento del boss Fabrizio Messina e dei suoi “picciotti” Maurizio e Salvatore Romeo per ottenere la dilazione del pagamento di un credito.
Il secondo è l’empedoclino Roberto Romeo, 33 anni (difeso dall’avvocato Antonino Gaziano), condannato in primo grado a 6 anni di reclusione con l’accusa di estorsione ai danni di un imprenditore che sarebbe stato costretto a pagare 400 euro al mese. Fra le pene ridotte anche quella all’agrigentino Giuseppe Infantino, 33 anni (difeso dall’avvocato Davide Casà), la cui condanna a 14 anni e 4 mesi è stata ridotta a undici anni.
Tutte le pene, in ogni caso, sono ridotte di un terzo per effetto del rito abbreviato.