(Adnkronos Salute) – Il bilancio dell’epidemia di virus Ebola in Africa occidentale sale a 2.473 casi tra confermati, probabili e sospetti, con 1.350 morti. Dal 17 al 18 agosto i nuovi casi sono stati 221, registrati in Guinea, Liberia, Nigeria e Sierra Leone, con 106 decessi. Questi i dati dall’ultimo bollettino diffuso oggi dall’Organizzazione mondiale della sanità.

IN ITALIA

In Italia “nessun caso sospetto di Ebola è stato segnalato al ministero della Salute, nonostante la sorveglianza accresciuta”. Lo riferisce il dicastero in una nota, in cui fa il punto sulle misure messe in atto alla luce dell’epidemia in Africa occidentale.

“Continua l’attività di vigilanza, secondo i protocolli previsti dalle circolari ministeriali ed in linea con le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità – si legge – nei confronti di una possibile introduzione del virus Ebola nel nostro Paese, che vede impegnati gli Uffici di sanità marittima aerea e di frontiera del ministero della Salute e tutte le strutture del Servizio sanitario nazionale, sotto il coordinamento del Ministero. Inoltre, il 13 agosto è stata emanata una ulteriore circolare, inviata alle Regioni e ad alle altre istituzioni interessate, contenente indicazioni per la segnalazione e gestione di eventuali casi sospetti di Malattia da Virus Ebola (MVE), in cui si ribadisce sostanzialmente quanto già previsto dal D.M. 15/12/1990 ‘Sistema informativo delle malattie infettive e diffusive’ e dalla Circolare del 16 ottobre 2006 ‘Febbri Emorragiche Virali – Raccomandazioni e indicazioni per il trasporto'”.

“Sebbene il numero di casi nei 4 Paesi dell’Africa occidentale interessati dall’epidemia sia ancora in crescita (dall’inizio dell’epidemia al 16 agosto si registrano, complessivamente, 2.240 casi tra confermati, probabili e sospetti) – prosegue la nota – anche l’impegno dell’Organizzazione mondiale della sanità e dei diversi partner si è rafforzato, per impedire la diffusione del virus oltre che per assistere le popolazioni colpite, anche per mezzo della distribuzione di cibo e altri generi di prima necessità per ridurre al minimo i movimenti della popolazione nelle zone poste in quarantena”.