HomeDai ComuniAgrigentoAlessandro Patti e la "disobbedienza cannalata"

Alessandro Patti e la “disobbedienza cannalata”

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operazione cannalataRiceviamo e pubblichiamo la nota del consigliere comunale Alessandro Patti sulle polemiche sorte in seguito all’Operazione Cannalata messa in atto dagli aderenti al gruppo facebook “Agrigento Punto e a Capo”.
Ecco il testo

Stamane, è giunta in Ufficio di Presidenza una nota firmata da un centinaio di cittadini, con la quale si chiede ai singoli consiglieri di prendere posizione in merito alla querelle sorta intorno alla c.d. “Operazione Cannalata”. Non ho la benchè minima intenzione di tirarmi indietro e pertanto dico subito che da tempo osservo, registro e seguo tutte le iniziative portate avanti dai tanti movimenti civici che fioriscono in città. Certo, non sono mancate le aspre, a volte anche immeritate ed a tratti financo supponenti critiche rivolte al Consiglio ed ai singoli consiglieri; ma tutto ciò, epurandolo di qualche piccola caduta di stile, fa in fondo parte del gioco. Rimane il fatto che il fiorire del civismo è sintomo di grande voglia di partecipazione, di attenzione alla gestione della cosa pubblica: in una città pressocchè morta, è soprattutto sintomo di grande vitalità e speranza per un futuro migliore, nel quale ciò che è di tutti finalmente non è più “di nuddu”!
Ciò detto, ritengo che gli stessi firmatari del documento sappiano già che la “disobbedienza civile” pone comunque al di fuori delle regole dello Stato di diritto. E’ pur vero che le disobbedienze praticate dai cittadini in questione (ad esempio rattoppare buche sul manto stradale, applicare pluviali mancanti su edifici di valore storico, etc.), pur rimanendo errate ed irrituali, si appalesano innanzitutto quali azioni dal forte sapore provocatorio e simbolico, spesso volto a denunziare e lamentare l’inerzia e l’inadeguatezza della mano pubblica. Nel caso di specie, fermo restando quanto detto sopra, rimane il fatto che “la disobbedienza Cannalata” ha inchiodato l’Amministrazione attiva dinanzi alle altrettanto deprecabili manchevolezze, qui colmate con una spesa complessiva di 30 Euro, l’ausilio di una scala e l’opera di due addetti ai lavori. A nessuno potrà venire in mente di giustificarsi, recitando la solita litania secondo cui “il Comune non ha soldi”!
Colgo l’occasione per ricordare che, tempo addietro, denunziai lo stato di abbandono in cui versa il nostro Palazzo Tomasi, del quale questa Amministrazione (per la verità nel corso della precedente sindacatura) avrebbe addirittura voluto sbarazzarsi, avendolo inserito tra i beni da alienare. Il lodevole intervento del precedente Consiglio Comunale evitò che ciò accadesse, non riuscendo però a salvare il Palazzo dall’incuria. Il mio sogno è quello di vedere il Palazzo Tomasi in funzione, magari inserito in un circuito turistico-culturale che preveda un viaggio intorno ai “luoghi del Gattopardo”, oppure adibito a sede dei corsi di quell’Università che vorrei ubicata nel cuore pulsante della mia città.

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