Agrigento, il succinto vietato dal sindaco Firetto ridicolizza la città. Turista bloccata all’ingresso del teatro Pirandello

Ciò che in tanti temevano quando il sindaco Lillo Firetto ha firmato l’ordinanza che vietava l’ingresso al municipio ed al Teatro Pirandello alle donne che indossano abiti succinti in genere”, si è puntualmente verificato.
Una turista americana è stata bloccata all’ingresso del Teatro Pirandello perchè l’addetta, una donna, ha ritenuto, applicando l’ordinanza di Firetto, che indossasse un abito succinto (?!).
Non è uno scherzo. E’ avvenuto veramente, trascinando nel ridicolo una intera città che i turisti piuttosto che attirarli, li caccia.
Lo sorso cinque luglio scrivevamo proprio questo:
Chi stabilirà quando un abito indossato da una utente è succinto? L’usciere di turno? O sarà costituita una apposita commissione?
Ci sarà qualcuno all’ ingresso che misurerà di quanti centimetri una minigonna è sopra il ginocchio?
O la utente sarà fatta mettere in controluce per vedere sino a che punto l’eventuale trasparenza è da considerare succinta?
E quando lo è una scollatura o un decolté?
Ed invitavamo il sindaco a modificare l’ordinanza.

Tanti uffici pubblici hanno disciplinato l’accesso degli utenti. Ma lo hanno fatto non lasciando agli uscieri alcun margine di discrezionalità, indicando nelle ordinanze cosa è da intendere succinto.
Firetto ha fatto una ordinanza dettagliata per gli uomini (ingresso vietato per chi indossa canottiere, pantaloncini a gamba corta, bermuda, pinocchietti e sandali”) generica per le donne.

Ed il risultato è questo, con la turista con un vestitino sotto le ginocchia – bloccata perchè – ha raccontato – ritenuta succinta dall’addetta. Bloccato anche il marito perchè in pantaloncini: una cosa del genere – hanno detto – non l’avevamo mai vista.

Già ma non erano ancora venuti ad Agrigento. Ma il sindaco è stato avvertito di quanto è accaduto? Lo condivide?
La turista educatamente non ha insistito, ma se lo avesse fatto sino a beccarsi una multa non l’avrebbe pagata.
Forse non sa, infatti, che non rischiava niente.
La Corte di cassazione ha infatti assolto dall’accusa di indossare un abito succinto ( configurando il reato di offesa alla pubblica decenza) una avvocato del foro di Bologna che si presentò all’ ingresso degli istituti penitenziari di Parma in minigonna colore aragosta che copriva parzialmente i glutei nella parte posteriore, mentre nella parte anteriore si intravedeva uno slip di colore nero; sulla minigonna indossava una maglietta trasparente dalla quale si notava il seno coperto da un reggiseno che lo lasciava intravedere con chiarezza”.
Rispetto all’avvocatessa descritta dai giudici della Suprema Corte, la turista bloccata all’ingresso del Pirandello è una educanda.