“Anna e le altre” stupisce ed affascina il pubblico di TeatrAnima

Nel prosieguo della rassegna teatrale organizzata dall’Associazione Culturale “TeatrAnima” di Agrigento presso il Teatro della Posta vecchia in memoria di Mariuccia Linder, la rappresentazione “Anna e le altre” segna un percorso originale, interessante ed intrigante nell’attività del regista Salvatore di Salvo il quale ha saputo sorprendere, stupire ed affascinare il pubblico proponendo una storia dove emerge la ricerca della natura umana anche al limite della realtà.

Da un soggetto di Annibale Ruccello, drammaturgo napoletano scomparso nel 1986, il personaggio di Anna Cappelli ha infatti contribuito, nelle serate del 9 e 10 febbraio, a dare maggior valore innovativo al lavoro di “TeatrAnimaLab” che ha saputo dare più voci alla protagonista interpretata nelle sue sfaccettature da Ida Agnello, Rita Balistreri, Antonella Danile, Alessia Di Santo, Claudia Frenda, Zaira Picone, Consilia Quaranta e Giusi Urso. Una rappresentazione quasi tutta al femminile dove l’unica figura maschile, interpretata da Salvo Preti, consolida e accresce l’immagine introspettiva di una donna innamorata che cerca nel rapporto l’opportunità di dare un nuovo slancio alla propria esistenza. 

Costretta ad abbandonare la propria famiglia e la propria casa per andare a lavorare in una terra straniera ed inospitale, ad Anna non resta che cercare di travestirsi, di presentarsi con una nuova identità, nella speranza di essere accettata e anche di potersi costruire un nuovo futuro. Sono gli anni del boom economico ma non per Anna, costretta ad abbandonare la sua famiglia, la sua casa, il suo ambiente, per andare a lavorare e vivere in luoghi dove non rintraccia nulla del suo passato.

Deportata in una terra straniera ed inospitale, con ormai nulla alle spalle, ad Anna non resta che cercare di travestirsi, di presentarsi con una nuova identità, nella speranza di essere accettata e anche di potersi costruire un nuovo futuro. Anna cerca di ricostruire la propria esistenza nella relazione con il Ragioniere Tonino, tuttavia il senso del possesso si stabilisce in maniera energica alimentando lotta e sofferenza sino al momento più estremo, quello in cui viene lasciata, che la conduce a scadere nella violenza, nell’omicidio.

Un finale che potrebbe apparire sconcertante ma che evidenzia l’emotività di un amore, segno tangibile che nel rapporto si erano stabiliti morbosi legami dovuti a ferite emotive. Ed ecco che la passione e il dolore femminile diventano nel teatro quasi un modello che mette in scena inquietudini fortissime e il paradosso più grande consiste proprio nel fatto che il personaggio di Anna non suscita orrore ma desta quasi tenerezza pur nel suo essere decisa e insieme trepida, sicuramente umana, come se unica protagonista della scena sia la coscienza che interroga se stessa.

Una donna dominata dalla passione e sorretta da un naturale istinto drammatico che non appare, alla fine, come un essere sinistro o demoniaco proprio perché la regia di Di Salvo ne indaga i caratteri, i vizi e le virtù con una misteriosa intuitiva capacità di penetrare e capire l’animo umano e di rappresentarlo con accuratezza in ogni strato e in ogni contraddizione. Tutte manifestazioni della psiche messe in scena con grande capacità di immedesimazione delle attrici protagoniste che hanno saputo dare vita ad un dramma dove il carattere di Anna è rapportato al contesto e alle situazioni in cui si viene a trovare assumendo ogni volta una luce nuova: non ci sono stereotipi, maschere caratteristiche, la natura della donna è espressa in tutta la sua profondità, nelle sue mille sfaccettature, nelle sue certezze, nelle sue contraddizioni.

Un lavoro con una forza di provocazione e uno stile che, per i contenuti e le ambientazioni, ricorda le atmosfere e le caratterizzazioni di Pedro Almodovar dove la fiamma della passione si confonde con quella dell’anima.