Prosegue l’intensa attività teatrale di TeatrAnimaLab, il laboratorio di recitazione ed espressione corporea dell’Associazione Culturale TeatrAnima di Agrigento, appena reduce dal successo estivo de “Il Mostro”, studio teatrale da “Ferite a morte” di Serena Dandini (Rizzoli 2013) rappresentato alla Valle dei Templi e dalle rappresentazioni palermitane presso il Teatro Vito Zappalà di Mondello. TeatrAnmaLab torna sulle scene domenica 16 settembre, alle ore 20.30, presso la Villa Ambrosini di Favara per presentare una nuova ed ulteriore produzione teatrale dal titolo “Anna e le altre”, studio teatrale da “Anna Cappelli” di Annibale Ruccello, andata già in scena a Mondello con positivo riscontro di critica e pubblico.

La pièce, per la regia è di Salvatore Di Salvo, Direttore Artistico dell’Associazione Culturale TeatrAnima, è inserita all’interno della rassegna teatrale “Recit’A Villa” organizzata dalla Presidentessa del CIF di Favara, Antonella Morreale. Saranno in scena gli attori Ida Agnello, Giulia Castro, Antonella Danile, Alessia Di Santo, Claudia Frenda, Zaira Picone, Consilia Quaranta, Giacomo Tortorici e Giusi Urso. Un cast quasi tutto al femminile come esige il copione in cui l’autore Annibale Ruccello (drammaturgo napoletano scomparso nel 1986, proprio nello stesso anno della stesura del testo di Anna Cappelli) scava nell’animo delle donne lavorando su sentimenti estremi, quali astio, frustrazione e rancore, per raccontare al pubblico una storia al limite della realtà e al tempo stesso iperrealista, laddove soprattutto il desiderio di possesso avvolge la protagonista per poi la travolgerla. Il tema è tipico delle opere di Roccello che nei suoi testi spesso indaga l’animo umano con riferimenti alla violenza o all’ossessione di personaggi che vivono una solitudine minacciata ed aggressiva, ignorante e superstiziosa. Ruccello ha avuto però la capacità di elaborare un testo ironico, sebbene cinico e drammatico. Il capolavoro sta in questa miscela. Sono gli anni del boom economico, ma non per Anna, costretta ad abbandonare la famiglia, la casa, il proprio ambiente, per andare a lavorare e vivere in un “altrove” dove non rintraccia nulla del suo passato. “Deportata” in una terra straniera ed inospitale, con ormai nulla alle spalle, ad Anna non resta che cercare di travestirsi, di presentarsi con una nuova identità, nella speranza di potere essere accettata e anche di potere costruire un nuovo futuro. Anna affronta un viaggio soprattutto interiore, il percorso di un’esistenza, spesso molto diversa dalle aspettative, dai sogni e dai desideri più reconditi. Un viaggio pervaso dall’incapacità di adattarsi agli eventi che si succedono, nel nevrotico pensiero di riuscire a realizzare, possedere qualcosa che la faccia essere degna di rispetto agli occhi degli altri. E in questo viaggio interiore, l’apparenza di donna provinciale, ingenua e perbenista, si dissolve nel dipanarsi degli eventi. Anna spazia in lungo e in largo dentro ai suoi trascorsi quotidiani e di vita, in mezzo ad altre figure evocate: i genitori, le sorelle, la signora Tavernini (proprietaria e coabitante di un appartamento che Anna vive come una prigione) ed infine il ragioniere Tonino, che personifica l’amore ed il miraggio di riscatto umano, affettivo, economico e sociale. Ma proprio Tonino, innesca la miccia che manda in tilt la fragilità affettiva ed emotiva di Anna. L’uomo, dopo due anni di convivenza “senza matrimonio”, vuole lasciarla e lei non può permetterlo.

“Forse è la realtà, forse è un delirio – afferma il regista Salvatore Di Salvo – quello a cui lo spettatore è chiamato ad assistere, ma sicuramente è ciò che può accadere ogni qualvolta una donna, un uomo, una società, smarriscono la propria storia e sono costretti a vivere, anzi a sopravvivere, nel vuoto brutale e minaccioso di un mondo che non è più il loro, non è più quello che da bambini si è immaginato ed atteso. Anna Cappelli, indaga la parte oscura dell’animo umano, il mostro che abbiamo dentro, un’indagine dalla quale l’individuo esce sconfitto, vittima delle proprie angosce e del proprio dolore. In lei si può leggere un chiaro attacco alla società, una previsione realista di quello che col tempo è veramente divenuto uno dei nostri “valori” principali: il possesso delle cose e delle persone”.