Reduce dal recentissimo successo di “Anna e le altre” – Studio teatrale da “Anna Cappelli di Annibale Ruccello – l’Associazione Culturale “TeatrAnima” di Agrigento si prepara ad un altro appuntamento palermitano che la vedrà impegnata nella rappresentazione di “Questo folle sentimento che”, performance di teatro contemporaneo, musica, canto, danza e arti visive. Lo spettacolo avrà luogo il prossimo primo settembre presso il Teatro Vito Zappalà di Mondello e vedrà sulle scene Salvatore Di Salvo, Zaira Picone, Salvo Preti e Giusi Urso.. L’evento vanta la regia è di Salvatore Di Salvo, Direttore Artistico della predetta Associazione Culturale. Le coreografie sono curate da Noemi Castronovo.

“Non è facile individuare a quale genere artistico appartenga “Questo folle sentimento che…” – afferma Di Salvo – perché non è un musical, non è una pièce teatrale, non è un concerto pop, né una performance di danza o di videoproiezioni. Eppure, racchiude al suo interno tutte le formule riconducibili a detti generi di spettacolo. Forse l’origine, o meglio la “suggestione creativa”, è da ricercarsi nel varietà televisivo degli anni ’70 a seguire, quello del sabato sera e della TV “in bianco e nero”. Erano gli anni in cui i più talentuosi attori di cinema e teatro, scrittori, autori, cantanti, musicisti, direttori d’orchestra, conduttori, registi, costumisti, ballerini e coreografi, non soltanto italiani, transitavano sul piccolo schermo, scrivendo pagine memorabili della storia della televisione italiana. Ma anche i più recenti “talk show” con le loro variopinte girandole di artisti e personaggi, sono stati fonte di ispirazione: lo spettacolo è pertanto un viaggio surreale tra suggestioni teatrali, musicali e visive, non soltanto di ieri, ma anche e soprattutto di oggi! “

Uno spettacolo, quindi, che attraverso il linguaggio tratto dal teatro contemporaneo, la musica ed il canto, la danza e le arti visive (video proiezioni), arriva dritto ed immediato alla mente ed al cuore di chi guarda e ascolta, senza limiti culturali, sociali e soprattutto generazionali, che facciano da barriera tra il palcoscenico e lo spettatore. La scelta delle musiche e delle canzoni (“pop” giovane ed attualissimo), la danza, le proiezioni video di arti e tecniche grafiche tradizionali, ma anche sperimentali e contemporanee, intendono probabilmente “stupire” gli spettatori più legati ad un teatro “tradizionale” ma, soprattutto, intendono avvicinare le nuove generazioni al teatro, al suo contenuto emozionale, in quanto veicolo di formazione educativa, oltre che culturale. Dalle pagine di Eugène Ionesco, Alan Ayckbourn, Rainer Werner Fassbinder, Achille Campanile e Roberto Benigni, emergono strane figure che, con apparente leggerezza, si agitano tra le innumerevoli pieghe e contraddizioni dell’animo umano invitando alla riflessione. A volte con grottesca ironia, a volte con cinismo, a volte con dolore, vengono raccontati sogni e desideri, incomunicabilità, nevrosi, difficoltà, solitudini e delusioni riguardanti il complesso mondo dei sentimenti umani: piccoli “errori” ed “orrori” quotidiani nei quali non è poi così difficile riconoscere se stessi, il vicino di casa o un fatto di cronaca. Ma essenzialmente, sebbene velatamente, tutti i protagonisti raccontano le loro speranze ed il loro bisogno d’amare ed essere amati.

Nel corso di un “fil rouge” tra i vari personaggi lo spettacolo propone brani musicali di Arisa, Formula 3, Max Gazzè, Raphael Gualazzi, Fiorella Mannoia, Marco Mengoni ed Ermal Meta (tutti reinterpretati dal vivo) che raccontano di quell’amore, di quella passione per la vita, che inevitabilmente ci rialza e ci riconduce.