Università: il PD agrigentino indica “precise responsabilità politiche”

“La situazione in cui si trova l’università ad Agrigento ha precise responsabilità politiche”. A sostenerlo in una nota sono Gerlando Riolo, Epifanio Bellini, Francesco Sferrazza Papa, Lilly Iacono, Maria Serena Rizzo, Maria Giglione, Mauro Zarbo, Angelo Vitello, Flavio Battaglia, Giuseppe Migliore, Roberto Drago, Sandra Scicolone e Alessandro Tedesco. Dirigenti, militanti e volenterosi del Circolo di Agrigento del PD che venerdì scorso, si sono autoconvocati, nella sede della federazione provinciale per ragionare, confrontarsi e affermare con forza la ragione di esistere di una università, non dimezzata ma di qualità ad Agrigento.

“Gestioni improvvide delle risorse finanziarie e umane, anche a causa di contratti e convenzioni poco lungimiranti, mancanza di investimenti strutturali negli anni che ne consentissero il raggiungimento di più elevati standard, piano dell’offerta formativa troppo poco centrato sulle peculiarità del territorio e complessivamente l’assenza di una visione complessiva di crescita della realtà- scrivono – hanno condotto a questa situazione e hanno precise responsabilità politiche. Bisogna quindi prendere le mosse dagli evidenti errori compiuti negli anni che hanno marginalizzato il Cua al punto da minacciare seriamente la definitiva chiusura e che vanno affrontati e risolti per garantire sostenibilità all’iniziativa.

Oggi, se si vuole rilanciare l’Università ad Agrigento, tali criticità vanno definitivamente sciolte, e ci auguriamo che l’adesione al redigendo decreto sulle risorse universitarie sia il primo passo di una profonda ristrutturazione organizzativa che vada nella direzione della sostenibilità e dell’offerta formativa di qualità, garantendo oltre alle necessarie facoltà generaliste, quelle specialistiche che la possano inquadrare quale polo di eccellenza per il Meridione nella conservazione dei beni culturali. Ci auguriamo infine – concludono -, che il presente intervento, sia utile alla città e riesca al contempo a fare uscire il Partito dal torpore che l’avvolge già da troppo tempo e che ha sottratto luoghi e momenti di discussione e elaborazione politica, ponendosi fuori dal dibattito cittadino.  Invitiamo pertanto tutti i dirigenti e i militanti del Partito, che vogliano segnare una ripartenza con spirito di servizio, a impegnarsi nella convocazione di un’assemblea aperta che ricostituisca gli organismi dirigenti cittadini in attesa del congresso per restituire agibilità e operatività in questa tumultuosa fase politica.

 

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