Lettere alla redazione: “A proposito di movida e di residenti” (di Giovanni Crosta)

Spett.le Redazione,

spero vogliate pubblicare questo mio pensiero relativo alla oramai nota vicenda riguardante il locale della movida agrigentina, o anche “residenti vs tutti”.

Do per scontato che si sappia genericamente di cosa si tratti, per cui molto brevemente riassumo ciò che io, leggendo dai giornali, credo di aver compreso.

A seguito dell’azione giudiziale proposta da alcuni cittadini residenti nelle immediate vicinanze del locale (credo anche alcuni abitanti dello stesso immobile occupato dall’esercizio commerciale), il Tribunale di Agrigento ha deciso che, per motivi legati, sembra di capire, all’inquinamento acustico diretto ed indiretto, detto Locale sarà costretto (salvo novità) a rispettare orari di apertura ben diversi da quelli sino ad ora osservati.

Ebbene, volevo prima di tutto stigmatizzare come vi siano stati, soprattutto sui social media (che comunque rappresentano solo uno spaccato della popolazione), diversi attacchi, a volte stupidamente violenti, a volte soltanto canzonatori, nei confronti dei residenti della zona che si sono permessi di chiedere il rispetto della legge. Si, perché ritengo che si tratti esattamente di questo, il rispetto delle norme. Se un altro giudice vorrà interpretare diversamente i fatti, ne discuteremo, ma allo stato è innegabile che chi si è mosso non lo ha fatto per limitare la libertà altrui, ma per tutelare i propri diritti e la propria salute.

Pur essendo avvocato non intendo approfondire l’aspetto giuridico (non conosco neppure le carte processuali), ma in quanto cittadino di Agrigento, peraltro (e questa per molti sarà un’aggravante a mio carico) residente nella via Atenea, vorrei che ci si rendesse conto che questa vicenda è soltanto un aspetto di un problema ben più ampio, che riguarda la fruizione della citta da parte di tutti i cittadini, fruizione che deve tenere conto, non solo a parole, delle esigenze dell’intero corpo sociale.

Gli attacchi, spesso volgari, e le accuse rivolte a chi ha deciso di presentarsi innanzi ad un giudice per essere tutelato, non rendono un buon favore neppure ai titolari del Locale. Ma soprattutto non portano ad affrontare la questione centrale della vicenda, neanche oggi accennata da parte di chi sta intervenendo (anche pubblicamente) sulla questione: ovvero la contrapposizione venutasi a creare tra residenti, da una parte, e gestori/commercianti ed avventori dall’altra.

Contrapposizione cristallizzata nel tempo per motivi legati ad interessi particolari (non raramente politici in senso stretto), che ritengo non dovrebbe esistere, perché la ricchezza di una comunità è data dall’apporto di tutti. A titolo d’esempio specifico, vorrei fare notare che i residenti mantengono in uso ed in buono stato complessivo gli immobili dove i locali occupano magari il solo piano terra, così come i residenti, dalla presenza di locali aperti nelle vicinanze, possono ricavare una maggiore sicurezza, nonché la possibilità di una fruizione cosiddetta a Km 0.

Ma ciò vale solo sino a quando vengono rispettate le regole. Perché se è vero che tutti hanno diritto a divertirsi ed a fare impresa, è altrettanto vero che tutti hanno diritto a vivere la propria vita senza dovere subire danni o essere infastiditi oltremodo dalle attività altrui.

Il messaggio che in molti, con poca accortezza, stanno veicolando in questo momento, è che dei cittadini (residenti) abbiano sostanzialmente gettato sul lastrico altri cittadini (commercianti) per il puro piacere di farlo, distruggendo le prospettive socio economiche e culturali della città, ed eliminando una fonte di “divertimento” per tanti ragazzi (altri cittadini). Qualcosa non torna. Il fare impresa, con tutte le difficoltà connesse, non può essere lasciato totalmente al caso: gli stessi avventori troppo spesso si comportano come se si trovassero in una zona franca, perchè in fondo non si sentono a casa propria.

Ed il punto credo sia esattamente questo. Agrigento è di tutti, e tutti devono, rispettandola, poterla vivere: lavorativamente, ludicamente, serenamente, e nel rispetto delle reciproche libertà. I residenti che hanno “fatto causa” credo che abbiano l’abitudine, come tutti, di frequentare bar, pub, e locali della nostra città, così come pagheranno le tasse per i servizi come chiunque altro.

E vorrei capire per quale motivo, nel momento in cui si contesta il mancato rispetto delle regole, si diventi automaticamente un cittadino “residente” (ovvero di serie b).

E, comunque, il controllo sul rispetto delle regole non dovrebbe essere effettuato dai privati…

Penso, in ultimo e ormai senza meraviglia, che nessuno alza però gli scudi e si lamenta con la stessa veemenza del fatto che ad Agrigento manchino palestre, librerie, biblioteche, ed in genere luoghi di aggregazione diversi dai pub, e, soprattutto, momenti di aggregazione diversi rispetto alla “socializzazione da bar”.

Ma non si era detto Capitale della Cultura?

Cordialità

Giovanni Crosta