Morì per trasfusione infetta, risarciti gli eredi

Nel 1973, all’età di appena venti anni, nel corso del ricovero presso l’Ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento, una giovane agrigentina A.V., veniva sottoposta ad una trasfusione di sangue poi rivelatosi infetto da virus dell’Epatite C.

Nel corso degli anni il virus, dapprima silente, si è manifestato con tutta la sua virulenza determinando la comparsa di cirrosi epatica prima e di tumore multifocale al fegato poi.

Dopo diversi anni di sofferenza, fatta di continui ricoveri ospedalieri anche fuori sede, l’agrigentina, nel 2014, è deceduta a causa del sopravvenuto tumore al fegato.

I familiari, il marito e tre figli, hanno quindi intrapreso innanzi al Tribunale di Palermo, con l’assistenza degli Avv. Angelo Farruggia e Annalisa Russello del Foro di Agrigento, una causa civile contro il Ministero della Salute, ritenuto responsabile di avere favorito, con l’omissione dei controlli già all’epoca previsti dalla legge in materia di raccolta, distribuzione e somministrazione di sangue, una vera e propria epidemia colposa per la diffusione del virus dell’Epatite C, che solo in Italia conta circa duemilioni di contagiati.

Proprio per tali omissioni, nonché per l’ipotesi di avere preso tangenti dalle case farmaceutiche per non ritirare dal mercato emoderivati infetti dal virus dell’epatite C, i vertici ministeriali dell’allora Servizio Farmaceutico Nazionale furono sottoposti a processo innanzi al Tribunale di Napoli, con l’accusa, tra le altre, di concorso in omicidio colposo con riferimento ai diversi soggetti deceduti a causa del virus.

Nell’ambito della causa civile promossa dagli eredi della deceduta agrigentina, il Ministero della Salute, assistito dall’Avvocatura di Stato, si è difeso sostenendo che all’epoca in cui fu effettuata la somministrazione di sangue (1973) il rischio di contagio da HCV non era prevedibile, non risultando ancora classificato il virus, quindi evitabile, e che in ogni caso la trasfusione era stata effettuata in emergenza e per salvare la vita al paziente.

Di contrario avviso è stato Il Tribunale di Palermo, Sez III Civile, che con sentenza del 3 gennaio 2018, ritenendo provata la responsabilità del Ministero della Salute per il decesso di A.V., derivante dal contagio del virus, integrante in astratto il reato di omicidio colposo, accogliendo la richiesta degli Avv.ti Angelo Farruggia e Annalisa Russello, che hanno invece sostenuto che il contagio sarebbe stato evitabile mediante l’adozione delle cautele già suggerite dalla Comunità Scientifica dell’epoca, ha condannato il Ministero della Salute a risarcire ai familiari la somma complessiva di 980.000,00 euro da ripartirsi tra gli eredi.