Quando incontro le scolaresche, i clienti o potenziali tali, oppure nelle riunioni di lavoro affronto spesso il tema del risparmio e mi piace introdurre l’argomento riprendendo la favola di Esopo intitolata “La Cicala e la Formica”, favola incentrata sui temi del lavoro, del sacrificio e del risparmio che mi colpì moltissimo leggendola per la prima volta sul mio libro di lettura che, insieme con il Sussidiario, erano gli unici libri che la mia generazione usava alle scuole elementari.

Ritengo molto efficace e sempre attuale la morale di questa favola, ovvero che nella vita chi non vuole pene e dolori e non intendere correre rischi inutili deve essere responsabile e diligente. Dico ciò proprio per entrare a piè pari nel vivo del tema del risparmio che, sia ben chiaro, non va in alcun modo confuso né frainteso con il concetto di investimento che affronterò successivamente.

Non è raro, infatti, imbattersi in alcune situazioni in cui ai concetti di risparmio/risparmiatore ed investimento/investitore venga attribuito il medesimo significato quasi fossero sinonimi, cosa che in realtà non è affatto vera. Con l’accezione “risparmio” si definisce, infatti, la parte di un determinato reddito che si mette da parte, si accantona per esigenze od obiettivi futuri oppure al solo scopo di avere la tranquillità di poter far fronte a situazioni impreviste o imprevedibili.

E’ mero risparmio, ad esempio, mettere i soldi nel salvadanaio (ricordo il porcellino rosa!), abitudine che sarebbe bene inculcare ai bambini che, in questo modo, avranno ben chiaro il concetto di mettere qualcosa da parte. Da grandi, depositare una somma di denaro sul conto corrente senza percepire alcuna remunerazione in termini di interessi è risparmio, così com’è risparmio mettere i soldi in un conto deposito a tassi prossimi allo 0%. Ma è chiaro che opzioni del genere sono perdenti per principio poiché le somme depositate in maniera infruttifera (o quasi) si erodono nel tempo, svalutandosi e perdendo potere d’acquisto a causa dell’inflazione e della fiscalità che grava sui depositi.

Banalizzando, anche mettere i soldi sotto il vecchio materasso o sotto il mattone è un’atavica forma di risparmio, spesso citata quasi nostalgicamente dai nostri nonni e bisnonni, ma attualizzando la situazione comprendiamo bene quale sia la rischiosità di tale scelta…
Abbiamo chiaro, dunque, che risparmio ed investimento sono due concetti differenti anche se in certo senso vanno a braccetto nel senso che senza risparmio non può esserci investimento e senza investimento il risparmio si svilisce, è fine a sé stesso. Vediamo perché.

Il risparmio è genericamente il frutto di sacrifici e rinunce del risparmiatore (ecco che ritorna la formica!) che, tramite l’investimento, intende mettere a reddito il suo capitale o parte di esso, ottenendo un interesse, un dividendo o, più in generale, una rendita, decidendo consapevolmente di assumersi un’aliquota di rischio, seppur minima, per ottenere una remunerazione adeguata al rischio ed assumendo, in questo caso, la figura dell’investitore.
Quindi, la differenza fra risparmio ed investimento è la percentuale di rischio, fattore imprescindibile che l’investitore è consapevole di assumersi per ottenere una congrua remunerazione del capitale risparmiato.

Per focalizzare meglio il concetto di investimento ed evitare confusione con ciò che investimento non è faccio alcuni esempi chiarificatori. Se un impiegato o un operaio acquista una nuova automobile, magari passando ad un segmento superiore rispetto alla vettura precedente, non investe ma sostiene una spesa. La stessa spesa, invece, è considerata un investimento se ad acquistare la stessa automobile è un tassista o un rappresentante in quanto dall’utilizzo del bene traggono i frutti del loro lavoro.
Oppure, se un figlio studia presso un’università privata o all’estero, tutti i costi che la famiglia sosterrà per consentire allo studente di raggiungere l’obiettivo prefissato rappresentano un ottimo investimento. Se la stessa famiglia, con gli stessi soldi, permette allo medesimo figlio di girare il mondo (ecco la cicala!) non avrà di certo effettuato un investimento.

L’investimento può pertanto assumere diverse forme ed avere svariate soluzioni in base agli obiettivi ed alle esigenze dell’investitore, al suo livello di tolleranza del rischio, alla sua situazione familiare e patrimoniale, ai suoi impegni finanziari in essere, al suo orizzonte temporale, alla sua cultura, al suo livello di conoscenza ed alla sua esperienza in materia di investimenti. Parlerò di questo la settimana prossima.

Antonio Prestia
antonioprestia66@gmail.com