La Cisl Poste: “Sud dimenticato anche dall’azienda”

Negli ultimi due anni 900 lavoratori di Poste Italiane, tra pensionamenti ed esodi incentivati, hanno lasciato il servizio ma di ricambi neppure l’ombra.

Il risultato naturale è il declino dei servizi e l’acuirsi dei disagi per la clientela e per i lavoratori in attività.

Questo è il desolante quadro che presenta la più grande azienda, a partecipazione maggioritaria statale, che si vanta ancora di svolgere una mission sociale e per la quale incassa importanti sussidi economici dai contribuenti italiani.

Questa macelleria sociale turba non poco il segretario regionale della Cisl Poste Giuseppe Lanzafame, che con un’apposita lettera indirizzata al Presidente della Regione Rosario Crocetta e ai Deputati regionali e nazionali, mette nero su bianco le sue preoccupazioni.

“In Sicilia – spiega il sindacalista –  l’ultima riorganizzazione del recapito, da implementare entro il 2017, stabilisce un altro taglio di oltre 800 posti di lavoro che mai più si recupereranno, mentre la politica rimane sorda e assolutamente inerte agli appelli delle cittadinanze, delle comunità e degli enti locali”.

“Si insiste  – continua Lanzafame –  sul modello di recapito a giorni alterni, mentre si è già riscontrato che il prodotto postale nelle case non arriva più in modo puntuale; la cittadinanza è costretta a snervanti code negli Uffici Postali per ritirarla personalmente e talvolta occorre percorrere decine di chilometri per raggiungere l’ufficio più vicino”.

“Per quanto riguarda il settore della sportelleria – afferma il segretario regionale –  per colmare la palese carenza di risorse, ci sarebbero le soluzioni “interne” che potrebbero di certo dare respiro all’occupazione, con effetti positivi su un servizio sociale di qualità.

Cosa si aspetta a trasformare il contratto da part time a full time agli oltre mille lavoratori siciliani, che dopo tanti anni di professionalità acquisita sono ancora precari? E ancora. Perché impedire il rientro a casa di migliaia di lavoratori siciliani costretti, dopo tantissimi anni, a emigrare al nord?”

“Queste domande – conclude Giuseppe Lanzafame –  le rivolgiamo alla classe dirigente politica siciliana che dai siciliani hanno ricevuto la delega a difenderne le istanze. Ancora una volta, chiediamo un autorevole intervento, prima che sia troppo tardi, dando un forte impulso ad un’azione che guarda al lavoro nella nostra regione, alla tenuta dei già minimi livelli occupazionali ma anche ai diritti dei cittadini, spesso calpestati e immolati in nome di un progetto aziendale che, nelle sue linee, non contempla lo sviluppo “decantato” ma solo incremento di profitto che certo non servirà al bene comune”.