“Ho rivisto l’uomo dal fiore in bocca” in scena al Cine Teatro Mezzano

Il prossimo sabato 30 aprile, alle ore 20.30, il Cine Teatro Mezzano di Porto Empedocle apre il sipario sullo spettacolo “Ho rivisto l’uomo dal fiore in bocca”, uno tra i più noti atti unici del teatro pirandelliano rivisitato da Salvo Mangione il quale, oltre a curarne la regia, ha integrato con propri testi l’opera del drammaturgo agrigentino arricchendola, altresì, di particolari innovazioni capaci di offrire una cornice fortemente significativa dal punto di vista della messa in scena. Una versione originale di uno degli spettacoli più lon¬gevi della storia del teatro che in quest’occasione impegna un cast tutto agrigentino e che sarà impreziosito da coreografie e contributi filmati a ricordo e ringraziamento delle persone che gli hanno dato lustro. La rappresentazione, che vedrà sul palco gli attori Claudio Vasile Cozzo e Lillo Zarbo, si avvarrà infatti del contributo del Corpo di ballo dell’Academy Centro Danza di Giusy Liberto con i ballerini Luca Ciulla, Selene Zarcone e Oriana Crapa. Nel corso dell’evento saranno anche proiettate alcune riprese, a cura di Giacomo e Michele Riguccio per la regia di Gianni Braccieri, idonee a mettere in risalto l’espressione degli attori nei momenti topici della commedia. Le musiche spettacolari di Ennio Morricone e l’ottima interpretazione di Claudio Vasile Cozzo contribuiranno ad arricchire la produzione già abbastanza densa di pregi e contenuti per i temi affrontati e per la particolare strutturazione. Derivato da una precedente novella di Pirandello dal titolo “Caffè notturno”, l’atto unico è incentrato sul personaggio di uno sconosciuto (malato terminale di cancro) che si racconta ad un viaggiatore in una piccola stazione di provincia ponendo il problema dell’uomo davanti alla morte. Senz’altro uno struggente elogio dell’esistenza, a un passo dal perderla, che offre un’interpretazione antiretorica del capolavoro pirandelliano. Il fiore di cui parla il titolo è, infatti, un epitelioma, un tumore maligno che si è annidato sulle labbra di quest’uomo. Tutt’altro fiore, quindi, quanto piuttosto un male incurabile evidenziato con l’amara ironia che caratterizza spesso le creazioni di Pirandello. A causa della malattia incombente l’esistenza di prima sarà osservata con sguardo cupo ma raccontata dagli interpreti con toni vibranti da cui emergerà l’impossibilità di annullare il gusto di vivere e di vincere la paura con la razionalità, il rimpianto, il ricordo, la bellezza e la passione. Ed in effetti dalla lettura del testo affiora nel protagonista l’urgenza di esprimere i propri tumultuosi sentimenti, i pensieri sotterranei che gravano sull’orlo di una vita solitaria tra l’altro violentata improvvisamente da un male estremo. La sua vivissima curiosità, l’apparente allegria con cui segue i più minuti fatti dell’esistenza quotidiana, non implicano una sua attiva partecipazione a quella gioia del vivere che si riflette in tutte le cose che lo circondano ma, al contrario, esse indicano solo il suo disperato e solitario tentativo di restare attaccato alla vita “come un rampicante alle sbarre di una cancellata”. Una trama da cui emergono i temi della solitudine, dell’illusorietà e dell’instabilità dei rapporti interpersonali, temi su cui Pirandello ha sempre maggiormente insistito nei suoi lavori letterari e che saranno ben approcciati e rappresentati nella commedia di Mangione a cui la cittadinanza è invitata ad assistere.