Sette monologhi recitati da sette attrici hanno appassionato e affascinato il pubblico agrigentino che nelle giornate di sabato 16 e domenica 17 aprile, presso il Teatro della Posta Vecchia, ha partecipato alla rappresentazione dello spettacolo “Cartoline Colorate” scritto e diretto da Giusi Carreca e da Annamaria Tedesco. La peculiarità della manifestazione risiede nella sua tipizzazione al femminile in quanto è stato messo insieme un cast tutto composto da donne autrici, registe, aiuto regista, attrici, cantanti e musiciste. Sul palcoscenico si sono avvicendate attrici di maturata esperienza come Mariuccia Trupia, Rosa Maria Montalbano e Giorgia Flora nonché attrici di esperienze teatrali più ridotte ma altrettanto brave quali Lina Gueli, Mariapia Zerilli, Ilaria Timidieri ed Elisa Cilona. Il tutto arricchito dalla voce della cantante Francesca Cosentino e dalla fisarmonicista bielorussa Olga Begeza. Un interessante e significativo lavoro, pur senza presunzione di completezza o esaustività, frutto di un’accurata ricerca nel vasto campo della sensibilità femminile che ha invitato lo spettatore a guardare oltre. Lo spettacolo è il frutto di una serie di interviste nelle quali si sono raccontate alcune donne che in anonimato avevano necessità di far sentire la propria voce, interviste adattate alla versione teatrale e selezionate tra le circa trenta che saranno raccolte in un libro. In particolare sono stati proposti frammenti di vita, seppur dai risvolti amari, perlopiù convergenti nelle virtù del coraggio e della dignità tra le mille sfaccettature di un macrocosmo raccontato con parole e musiche per dare voce a quelle donne che spesso voce non hanno. “Cartoline colorate – sostengono le registe Carreca e Tedesco – è il nostro modo di rendere omaggio alle donne protagoniste di questo tempo, non per meriti speciali o ruoli istituzionali, ma per il solo fatto di esserci, donne che nonostante  tante difficoltà riescono a “colorare” la loro vita parlando di sé con ironia. Ecco, questo spettacolo vuole essere una rappresentazione, anche se parziale, dell’universo femminile che, a fronte di forti battaglie oggi vive, nonostante le apparenze, un profondo isolamento… basti pensare al dato sempre più in crescita dei casi di femminicidio”.  In primo piano quindi il ruolo primario della donna che assurge non solo ad interprete teatrale ma partecipa anche come centro di interesse e di attenzione in senso lato grazie ad attrici capaci di essere sé stesse anche in una messinscena senza sovrastrutture teatrali, riuscendo ad essere assolutamente credibili pur nel raccontare pezzi di vita di altre donne. Ciascuna di esse si è perfettamente intersecata con le sagome di una “storia” – spesso senza fine e senza inizio – coinvolgendo gli spettatori in un momento di intimità, in un sottinteso dialogo diretto con le performances così fortemente comunicative. Nonostante siano già state spese migliaia di parole sul ruolo della donna nella società, sul suo corpo, sui suoi pensieri e sostanzialmente sulla sua libertà, lo spettacolo merita di essere evidenziato per l’originalità dell’idea narrativa, per il lavoro svolto da tutte le partecipanti nonché per l’intreccio delle parole e dei volti che hanno reso parte e partecipi attrici e pubblico (sia maschile che femminile) con la generosità di volere consegnare ad esso tutto un mondo interiore. “Il progetto è stato rivolto – concludono infatti Giusi Carreca e Anna Maria Tedesco – a tutti, uomini e donne. Crediamo che mentre ogni donna potrebbe non stupirsi e riconoscersi in una delle storie o in nessuna, agli uomini lo spettacolo potrebbe servire per svelare quanto di noi donne ancora sconoscono e magari mettere in pratica quei valori di comprensione così necessari per attuare livelli di condivisione soprattutto nei rapporti di coppia”. La foto di riferimento è stata realizzata da Angelo Pitrone.