“La vita è facile ad occhi chiusi” al cinema Mezzano

locandina la vita è facileSino alla fine del mese di gennaio nelle sale del cinema Mezzano di Porto Empedocle sarà proiettato “La vita è facile ad occhi chiusi”, film evento assolutamente da non perdere, uscito nell’ottobre 2015, ispirato alla storia vera di Juan Carrión e apprezzato dal pubblico spagnolo tanto da ricevere ben 6 premi Goya (che costituiscono l’equivalente iberico dei David di Donatello). Tra i tanti, compresi quelli per il film e la regia, vale la pena di segnalare il premio a Javier Càmara, già interprete prediletto di Pedro Almodóvar che ricordiamo nei film Parla con lei , La mala educación e Gli amanti passeggeri. Meritatissimi anche il premio andato alla giovane e seducente Natalia de Molina e quello alla colonna sonora di Pat Metheney.

Il regista David Trueba, che all’epoca (anni sessanta) non era ancora nato, si è ispirato alla storia vera del professore di inglese Juan Carrión che incontrò John Lennon sul set del film di Richard Lester “Come ho vinto la guerra” e al quale chiese chiarimenti sui testi delle canzoni. Dopo quell’incontro gli LP realizzati dai Beatles riportarono sempre i testi delle canzoni. Trueba, grazie anche alle ottime prestazioni dei suoi interpreti, ricostruisce con grande tenerezza quella situazione mostrando tre solitudini di età diversa che sono alla ricerca non solo di John Lennon ma soprattutto del senso della loro esistenza.

Il personaggio di Antonio (Javier Camàra) insegna inglese in una scuola retta da religiosi e sfegatato fan dei Beatles, per favorire l’apprendimento dei suoi allievi, utilizza le canzoni dei Fab Four invogliandoli a tradurle. Quando viene a sapere che John Lennon si trova in Almeria per girare un film decide di cercare di incontrarlo perché le canzoni che ha registrato da Radio Lussemburgo hanno dei versi che gli suscitano delle perplessità che solo John sarà in grado di chiarire dicendogli se ha commesso errori nelle traduzioni. Lungo la strada che porta a Lennon il professore incontra due giovani autostoppisti. Dapprima si imbatte in Belen, una ragazza incinta che è scappata dall’istituto in cui era stata rinchiusa, poi in Juanjo, un sedicenne che si è allontanato dall’abitazione in cui vive con i genitori e con cinque fratelli perché non sopporta più la rigidità educativa del padre poliziotto. Sarà insieme a loro che il professore Antonio cercherà di coronare il suo sogno.

La storia di Lennon e Carriòn, già da sola, oltre a rappresentare una simpatica curiosità, svela nuove sfumature della personalità dell’artista e dice molto del rapporto tra celebrità e pubblico, del peso dell’influenza delle prime sulla vita del secondo. Ne viene fuori una storia intrisa nel contempo di idealismo e realismo nelle bizzarre vicende di un trio che troverà una dimensione nella realtà quotidiana senza tuttavia cadere nel facile bozzettismo ma piuttosto in una iridescente verità di intenti e di spiriti che si incontrano e si ritrovano in esistenze costrette a tentare di tracciare nuove strade sotto la cappa soffocante del franchismo.

Nelle mani di Trueba e della sua narrazione l’aneddoto diventa infatti il racconto di una Spagna schiacciata dalla dittatura che cerca nell’arte e nella musica la forza per rompere degli schemi, per riacquistare delle libertà, per riprendersi la propria vita o almeno dei pezzi di essa. Lo stesso verso che apre “Strawberry Fields Forever” (‘Life is easy with eyes closed’) rappresenta perfettamente la condizione esistenziale in cui il franchismo aveva assoggettato gli spagnoli. Per l’insegnante di inglese era meglio non vedere (o, peggio ancora, fingere di non vedere) gli schiaffi dati agli allievi a scuola o le cariche della polizia al minimo tentativo di manifestazione popolare, fare cioè quello che avevano dovuto fare anche i venerati Beatles quando avevano suonato dinanzi al Caudillo Francisco Franco. Senza mai perdere il senso della misura e senza mai alzare i toni ma con un solido senso della dignità e con una semplicità che ne connota le azioni, il professore Antonio offre una lezione di civismo e di civiltà ai due ragazzi non limitandosi però solo ad insegnare ma anche offrendo loro la sua disponibilità all’ascolto. Un film ambientato negli anni sessanta ma perfettamente aderente alla nostra vita, al nostro tempo e comprensibile a chiunque.

Tutte le immagini, i personaggi, i volti, i luoghi hanno un sapore vintage e riportano alla mente le esperienze di quegli anni in cui la incipiente voglia giovanile di libertà si esprimeva nei dettagli: i capelli lunghi e le gonne corte, il bisogno di fuggire, ancora di più, dalla Spagna del dittatore Franco.

Una trama in cui lo spettatore è sollecitato a coniugare il proprio patrimonio esistenziale e culturale per accogliervi e sistemarvi quanto gli proviene dalla suggestione dell’ascolto e dall’elemento visivo. Storie di vita rappresentate con tratti acuti e brillanti da cui emergono l’estro, la classe e la vivacità dei tre interpreti. Un film delicato e leggero il cui percorso è la figura di John Lennon, irraggiungibile mito per un semplice ma poetico professore d’inglese. Una storia che permette al film di staccarsi dalla realtà per diventare un sogno proteso verso una meta non definita. Il pregio della pellicola è proprio l’indefinitezza degli intenti poiché il raggiungere da parte del professore un mitico Jhon Lennon (che alla fine troverà e gli concederà una visita dopo un lungo appostamento) certamente non cambierà la realtà ma lascia un segno profondo nell’animo dei personaggi che torneranno in città appagati e più felici e che nel viaggio di ritorno ascolteranno e canteranno una improvvisata registrazione su cassetta di Strowberryfields che Lennon suona alla chitarra.

Tutto questo consentirà ai protagonisti del film, ma anche agli spettatori, di risollevare lo spirito e di sperare che la vita possa essere vissuta più facilmente anche ad occhi chiusi cantando una canzone così come dice Lennon.