Poste verso la privatizzazione e la quotazione in borsa. Luci ed ombre

Sta per entrare nel vivo l’iter per la quotazione di Poste Italiane: in questa settimana di agosto inizierà il percorso di collocamento per arrivare alla fine di ottobre allo sbarco in Borsa delle azioni.

Per i funzionari del Governo “Poste Italiane è un buon biglietto da visita per l’Italia”, e sottolineano che l’apertura del capitale di società pubbliche come Poste “significa renderla più forte e competitiva”.

Con l’accelerazione sull’operazione di Poste si rimette così in moto il cantiere privatizzazioni del Governo, che si era prefissato l’obiettivo di racimolare alcuni miliardi da destinare all’alleggerimento del debito.

Alla Slp Cisl invece, sembra che la motivazione addotta di privatizzare Poste Italiane per
“ridurre il debito pubblico” è semplicemente ridicola. “La vendita del 40% di Poste Italiane frutterebbe solo 4 miliardi di incasso, ovvero andrebbe a ridurre il debito pubblico dagli attuali 2.089 a 2.085 miliardi di euro. Come dire… una goccia in mezza al mare!” sostiene il segretario regionale Giuseppe Lanzafame.

L’operazione, sempre secondo i nostri funzionari, avrebbe anche un “valore simbolico” in un momento in cui l’Italia comincia a mostrare i primi segnali di uscita dalla recessione.

“A noi sembra invece – ribatte il sindacalista – che la privatizzazione delle Poste da parte del Governo non è un’iniziativa di risanamento della finanza pubblica e di sviluppo, mediante l’apertura al mercato, ma una svendita dell’argenteria di famiglia, rivolta all’intreccio di potere fra partiti al governo e clientele politiche. Non vorremo pensare che Poste sia svenduta solo per un “valore simbolico”!

La preoccupazione di Lanzafame è che Poste Italiane rischia di avere lo stesso destino di altre grandi aziende italiane privatizzate, spolpate, riempite di debiti e poi lasciate al loro destino.
L’amministratore delegato di Poste l’ing. Francesco Caio sostiene di trovare forti resistenze al cambiamento da parte dei sindacati. ”Ciò ci induce a pensare – commenta Lanzafame – che l’Ing. Caio non è sufficientemente a conoscenza della storia di Poste, azienda di Stato che non produce perdite economiche; che lo Stato, grazie a Poste, in questi anni ha ricavato tramite i dividenti, cospicui denari.

Forse, è il caso di ribadire all’Ing. Caio che i lavoratori hanno contribuito a tutto questo, hanno contribuito al cambiamento, all’innovazione, quando ancora altri arrancavano.
L’ attivo di bilancio è anche frutto dei lavoratori e del sindacato che ci hanno creduto”.

“Eravamo oltre 200mila dipendenti – aggiunge Lanzafame – , oggi siamo143.000
Di fronte a quello che si configura come l’ennesimo saccheggio di un patrimonio collettivo, permetteteci di far esprimere a chi rappresenta – come la Cisl – la stragrande maggioranza dei lavoratori delle perplessità, delle preoccupazioni per un futuro che ci appare incerto”.
Poste italiane, dunque si appresta ad abbondonare la sua vocazione originaria a favore del profitto, privilegiando i servizi finanziari a scapito degli altri servizi tradizionali di bancoposta e di recapito.
E’ un’innovazione che la Cisl Poste non sembra digerire .
“La Cisl non è un sindacato conservatore. Anzi ha sollecitato sempre gli oppurtuni accorgimenti per riuscire a competere nei mercati, a credere nello sviluppo e soprattutto ha sempre cercato di salvaguare i posti di lavoro. Ma davanti alla sfida della privatizzazione e della quotazione delle Poste, la Cisl crede che la partecipazione sia l’elemento vincente non solo per assicurare un futuro di sviluppo competitivo e di qualità all’azienda, ma anche per consentire la digitalizzazione del Paese.

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