I tamburi dei ragazzi di Ciuccafa

Anche col volgere dell’estate i ragazzi di Ciuccafa non smentiscono la propria devozione a San Calogero, dotto eremita e rinomato guaritore, venerato in molti paesi della Provincia di Agrigento e punto di riferimento per le pratiche devozionali di tutta l’isola. In prossimità della festa empedoclina dedicata al Santo, che avrà luogo la prima domenica di settembre, i giovani della contrada Ciuccafa continuano a coltivare la propria passione artigianale di cui ci siamo precedentemente occupati in questo giornale attraverso la presentazione delle produzioni in gesso di statue raffiguranti il Santo nero e con la descrizione delle relative fasi di lavorazione.

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Considerato che l’artigianato si propone, fin dalle sue antiche origini, come uno dei modi di produzione più versatili e creativi della storia dell’umanità non possiamo fare a meno di proseguire il nostro viaggio alla riscoperta, soprattutto da parte di questi giovani, di “nuovi” pur se antichi mestieri che nascono e vivono solo grazie a piccole realtà e che rischiano di scomparire per la mancanza di ricambio generazionale.

I ragazzi a cui rivolgiamo l’attenzione si chiamano Angelo Travali e Gero Munda, hanno circa 16 anni, frequentano rispettivamente l’Istituto Tecnico Commerciale “M.Foderà” e l’Istituto Tecnico per Geometri “F.Brunelleschi” di Agrigento ed impiegano il tempo libero in un magazzino del quartiere empedoclino di Ciuccafa misurandosi con l’arte e l’artigianato in maniera autodidatta, condensando la passione per la fede legata a San Calogero ed ottenendo risultati sorprendenti sia nella realizzazione di statue in gesso raffiguranti il Santo sia nella produzione artigianale di tamburi.

Poiché delle loro produzioni in gesso a dimensioni reali (di cui proponiamo una foto) abbiamo già trattato in precedenza, allo stato rivolgiamo la nostra attenzione alla fabbricazione manuale dei tamburi, strumenti musicali che risalgono al periodo dei Saraceni e che vengono realizzati con l’ausilio di pelli animali. Nonostante l’avanzare degli anni e le nuove scoperte i tamburi esigono ancora oggi una lavorazione artigianale con l’impiego di setacci di legno (chiamati nel dialetto siciliano “Criva”) e di pelli sintetiche.

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La lavorazione dei tamburi inizia con lo scegliere il legno migliore per procedere alla trasformazione in forma cilindrica; dopo aver unito le due estremità del crivo si posizionano le due pelli che vengono stirate tramite delle corde. “Per dare il suono raspante ai tamburi – ci dice Angelo Travali – ci serviamo del filo in rame come sordina, che ha sostituito il budello di pecora intrecciato ed essiccato. Lo strumento viene utilizzato già da secoli per annunciare il passaggio della processione, nel nostro caso quella di ” San Calogero”.

Durante la processione il capo tamburinaro, cioè il più esperto nel suonarlo, oltre a dirigere la consueta sfilata riunisce in cerchio i giovani tamburinari iniziando la cosiddetta “Diana”, una celebrazione carica di scansioni e di tradizione”. Il rito, infatti, non fa solo parte di una coreografia ben elaborata ma dà ritmo e vita alla ricostruzione storica, richiamando l’attenzione del pubblico a partire da quando il gruppo fa sentire l’energia trasmessa con i tamburi. Un’attività sicuramente inconsueta per due adolescenti di oggi le cui produzioni, come si deduce dalle immagini, non solo mostrano una certa maestria ma intersecano misticismo, antiche tradizioni, leggende e profonda fede cristiana, tutti elementi che si uniscono e sprigionano un’energia difficilmente traducibile in parole. Del resto attualmente viviamo in un mondo in cui si registra l’accelerazione verso ogni cosa, in cui non ci si rende conto di essere sempre più schiavi di tempi ossessivi e dove sembra non esserci più spazio per creare “con le mani”. Un lavoro, quindi, degno di nota quello dei due giovanissimi ragazzi di Porto Empedocle che si misurano con l’arte e l’artigianato in maniera autodidatta condensando la passione per la fede legata a San Calogero ed ottenendo ottimi risultati nonostante le distrazioni della società contemporanea.

I TAMMURI DI CIUCCAFA (2)Angelo e Gero hanno sentito il bisogno di percorrere questa strada antica e nuova quasi dando una lezione di vita a noi adulti che, adesso più che mai, abbiamo bisogno di riscoprire la santità reale e diffusa nelle nostre comunità e di valorizzare le tradizioni della città e del nostro territorio. Si consideri, inoltre, che la conservazione e la tutela delle attività artigianali, soprattutto in un periodo di crisi occupazionale, possono rappresentare un’occasione per giovani e adulti disoccupati sia per mantenere e riscoprire le tradizioni locali sia per usufruire di opportunità che tuttavia, se non accompagnate e guidate, difficilmente – dispiace constatarlo – possono essere pensate come reali occasioni di lavoro. L’attività di Angelo e Gero ci fa comunque sperare nella riscoperta, soprattutto da parte dei giovani, degli antichi mestieri che in questo difficile frangente di crisi economica potrebbe anche portare alla creazione di microimprese idonee a ridare vita a mestieri e produzioni artigianali ormai dimenticati ma ancora in grado di dare lavoro. Rinnoviamo, come già fatto nell’articolo precedente, il nostro “in bocca al lupo” ai due ragazzi con l’augurio che un giorno possano tradurre dalla loro arte e passione un’autentica e preziosa attività lavorativa.