Di Rosa, lettera a Marcolin e Firetto

Riceviamo e pubblichiamo

Dopo aver letto le dichiarazioni del candidato a sindaco Marco Marcolin e del sindaco di Porto Empedocle Calogero Firetto, inizio a temere che nessuno dei due abbia idea del significato della parola cambiamento. Come potrebbero loro rappresentare una forma di qualsiasi tipo di discontinuità rispetto al passato che ha martoriato Agrigento?

Può Marcolin, espressione del partito che: “Con la bandiera italiana mi ci pulisco il culo!”, della secessione, del “Prima il Nord”, del “I Terroni di tutta Italia possono comunque avere un loro punto di ritrovo, eh. Una cittadina ridente, che ne so…tipo Auschvitz” etc… etc…. etc…. che ad Agrigento è giunto accompagnato da ex deputati e con il benestare di politicanti attuali parlare di cambiamento?

Può Firetto, che in questi anni ha governato senza opposizione e con i soldi dell’Enel, sia quelli confluiti nelle casse comunali, sia quelli andati negli stipendi dei propri familiari, ed è riuscito comunque a portare Porto Empedocle al collasso parlare di cambiamento? Lui, che è stato uomo di Salvatore Cuffaro, uomo di Calogero Mannino, che è stato assessore provinciale, che è in politica da trent’anni, che stringeva mani e faceva campagna elettorale per Marco Zambuto può venire ad Agrigento a dire che rappresenta la discontinuità? Il cambiamento? Lui, che fino a ieri ha difeso e sponsorizzato strenuamente il rigassificatore, che non ha mai speso più di una parola sulla gestione del servizio idrico, che non si è mai occupato del futuro di Agrigento nemmeno da deputato regionale, può venire oggi a dire agli agrigentini che è la cura per un male che la sua classe politica ha creato ? Può lui dire di “essere al di sopra dei partiti”? “Non è questo che i miei concittadini (miei, non loro) meritano”.

Giuseppe Di Rosa