Riceviamo e pubblichiamo

Il personale della Camera di Commercio di Agrigento (di ruolo, contrattista ASU e PUC, e dell’Azienda Speciale PRO.GEST.) continua lo stato di agitazione per protestare contro la riduzione del diritto annuo pagato dalle imprese (art. 28 del decreto legge 90/2014), che priverebbe le Camere di Commercio delle risorse necessarie alla loro sopravvivenza.
A fronte di un risparmio per la singola impresa di sole circa 55 euro l’anno, si privano le Camere di Commercio Siciliane delle necessarie risorse finanziarie, che, peraltro, vengono in buona parte destinate alle stesse imprese in termini di servizi anagrafici, di informazione, anche economica, di promozione, di regolamentazione del mercato.
Le Camere di Commercio sono in Italia fra tutte le pubbliche amministrazioni le più efficienti (con maggior ragione, in Sicilia); hanno attuato per prime la informatizzazione dei procedimenti amministrativi (Comunica e Impresa in un giorno: una pratica viene spedita telematicamente ed evasa entro pochi giorni). Svolge importanti compiti per la Regione e per i Comuni (cfr., per tutti gli Sportelli Unici per le Attività Produttive in delega), per lo Stato (ufficio Sanzioni, Vigilanza sul mercato, ufficio metrico, marchi e brevetti, riscossione delle tasse concessione governative), accertamento dei requisiti professionali per le attività a rischio (impiantisti, autoriparatori, ecc.), oltre a svolgere tutti i compiti attribuiti dalla legge ed una significativa attività promozionale, volta alla creazione della cultura d’impresa, alla propensione all’esportazione e alla diffusione della cultura della legalità.
Il Registro delle Imprese viene considerato nel mondo come esempio di eccellenza da trasferire, come buona prassi, negli altri paesi Europei.
Le Camere di Commercio sono presidio di legalità e tutela della libera concorrenza, garanzia per le imprese oneste che vedono certificate le proprie abilitazioni professionali da un Ente pubblico serio ed imparziale. Si pensi ad un impiantista (D.M. 98/2007) che senza avere avuto accertati i requisiti professionali previsti dalla legge da una Amministrazione pubblica, realizzi impianti elettrici,

ascensori, impianti di condizionamento in civili abitazioni senza la necessaria abilità professionale, con danno per i condomini che non avranno mai un certificato di conformità valido.
A fronte di tutto ciò, lo Stato non spende un solo centesimo, non gravando le Camere di Commercio (a tutt’oggi) sul suo bilancio: non hanno mai appesantito, quindi, il debito pubblico. Al contrario, hanno investito sul territorio, sostituendosi spesso allo Stato e ad altre Istituzioni (si pensi per tutti il contributo annuale al Polo Universitario della provincia di Agrigento erogato dalla Camera, che non potrebbe assicurarsi a partire dal prossimo anno).
Inspiegabile risulta la proposta di legge presentata dal Governo di sopprimere del tutto il Diritto Annuale (in media 110,00 euro l’anno per una impresa individuale) e di trasferire il Registro delle imprese al Ministero dello Sviluppo Economico. Contemporaneamente impone alle Camere di vendere (rectius svendere) gli immobili non necessari e le partecipazioni azionarie in aeroporti, porti, centri fieristici, ecc.
Non si comprendono le ragioni per cui la riforma della Pubblica Amministrazione in Italia debba partire dalla rottamazione dei punti di eccellenza, quali le Camere di Commercio, a meno di pensare che lo Stato obbedisca a non ben precisati interessi di ristrette lobby affaristico finanziarie.
In proposito si pensi che il trasferimento della certificazione antimafia dalle Camere di Commercio alle Prefetture ha allungato i tempi di rilascio della stessa. Quando il nulla osta antimafia veniva rilasciato dalla Camera di Commercio era sufficiente che l’imprenditore si presentasse agli sportelli camerali ricevendo, ricorrendone le condizioni, a vista (in tempo reale) la certificazione camerale con il nulla osta antimafia.
Oggi che le funzioni sono state trasferite alle Prefetture, chiedete ad un imprenditore quanti giorni aspetta.
Perché trasferire il Registro delle Imprese al Ministero dello Sviluppo Economico che non ha professionalità, strutture informatiche né sedi decentrate. Forse perché si vuole fare sì che non potendo più funzionare bene si bandisca una gara per affidarne la gestione a privati? Perché?
Perché il Sig. Renzi, infine, non dice una parola su come vuole utilizzare il personale delle Camere di Commercio che, private di gran parte delle proprie competenze, dovrà essere riallocato presso altre Amministrazioni (e questa volta sì che graverebbero sul bilancio dello Stato).
O vuole il Sig. Renzi mandare a casa circa 12.000 lavoratori delle Camere di Commercio: alla faccia di garantire l’occupazione ed il lavoro.

“@matteorenzi#cambiaverso. Ascolta le piccole e medie imprese e i lavoratori delle Camere di Commercio”.
Te lo hanno twittato oltre 140.000 volte i dipendenti camerali e le imprese, che hanno fatto rete anche su facebook (ecosistema camerale).
Renzi non cancellare 152 anni di storia delle Camere di Commercio.
Tu stesso hai detto che non bisogna gettare il bambino con l’acqua sporca.
Anche noi dipendenti camerali vogliamo la riforma del sistema camerale per migliorare ancora di più la loro mission a favore delle imprese. Non condividiamo, però, una riforma che non fa altro che sminuire il ruolo, disconoscendo le professionalità acquisite.
Al Governo Crocetta chiediamo di risolvere il problema delle pensioni che gravano sui bilanci camerali e di riconoscere il ruolo e il lavoro dei dipendenti delle Camere di Commercio Siciliane (di ruolo, contrattisti e delle Aziende speciali), che lavorano al servizio delle imprese e del territorio con grande professionalità e determinazione, anche assegnando alle stesse molte funzioni in tema di turismo e di sviluppo.
Riformate per migliorare i servizi resi alle imprese, non per rottamare i punti di eccellenza della Pubblica amministrazione italiana quali le Camere di Commercio.
Per approfondimenti, confrontate lo studio della C.G.I.A. di Mestre sul sistema camerale Italiano: ruolo valore e identità.