ciak donna 2014Come di consueto l’annuale ed interessante rassegna cinematografica proposta dall’Associazione Culturale “Ciak Donna”, presieduta da Angela Megna, torna ad allietare le estati agrigentine con un ciclo di cinque film che nella presente edizione riguardano il tema “Arte e Colore”. La manifestazione, giunta al suo ottavo appuntamento, gode del patrocinio del Comune di Agrigento, dell’Assessorato Regionale ai Beni Culturali e del Museo Archeologico Regionale di Agrigento. Le proiezioni, ad ingresso libero, saranno effettuate alle ore 21.00 presso il Dioscuri By Palace Hotel e presso il Museo Archeologico secondo il seguente programma:
DIoscuri By Palace Hotel:

  • 29 luglio – “Quartet” (2012) di Dustin Hoffman
  • 5 agosto – “A dangerous method” (2011) di David Cronenberg

Museo Archeologico:

  • 12 Agosto – “Grand Budapest Hotel” (2014) di Wes Anderson
  • 19 Agosto – “I segreti di Osage County” (2013) di John Wells
  • 28 agosto – “12 anni schiavo” (2013) di Steve McQueen

L’iniziativa tende a rilevare come il cinema, comunemente definito anche “settima arte”, rappresenti una visione performativa dello spettacolo basata sull’illusione ottica e sull’immagine in movimento ma anche sul colore che non si manifesta come una semplice aggiunta al bianco e nero bensì come elemento testuale e portatore di emozioni. Il cinema, inteso nella sua accezione culturale e artistica, è un mezzo visivo che dà vita a un linguaggio determinato in grado di velocizzare l’immaginazione creativa e di mettere in pratica la simultaneità degli eventi, ha tutte le caratteristiche per divenire uno strumento privilegiato di libertà espresstiva. Occorre infatti sottolineare che la storia del cinema non solo è storia dell’industria e, quindi, dei fattori tecnici, economici, produttivi, ma anche della cultura, dell’ideologia e, appunto, dell’arte. Come rilevato dalla formula di L.Chiarini “il film è un’arte, il cinema un’industria” e non a caso l’Associazione Culturale Ciak Donna ha operato una scelta adeguata di film idonei ad esplorare non solo il profilo estetico ma anche l’indubbia consistenza artistica delle proiezioni e in grado di stimolare profondissime riflessioni sul rapporto tra il mezzo e i contenuti. Il visibile prodotto è, infatti, il risultato di un fitto intreccio di pratiche parallele caratterizzate da una stretta relazione. La componente cromatica, lontana dalla semplice tinteggiatura, avvalora le basi teoriche dell’uso del colore per rafforzare gli elementi narrativi, di suggestione e di atmosfera: nel movimento senza gravità della macchina da presa, sotto i riflettori entrano in pista dal buio (della memoria, dell’inconscio) i colori della vita, oppure della sua messa in scena, con tinte pacate oppure violente e balenanti tra i fasci di luce chiari, soffusi e già patinati dal tempo o nei flashback, a seconda della rappresentabilità e dei modi di rappresentazione.