Tasi e Imu 2014 al Comune di Agrigento, l’esito della conferenza stampa di oggi

“A pensar male si fa peccato, ma molto spesso ci si azzecca. Una celebre citazione di andreottiana memoria torna attuale per dare una chiave di lettura ai provvedimenti annunciati ieri dal sindaco di Agrigento”. Il gruppo consiliare Mpa invoca il legittimo sospetto. “Zambuto si è adoperato con sollecitudine – affermano i consiglieri Alfonso Vassallo, Francesco Picone, Riccardo Mandracchia e Aurelio Trupia – per provare a giocare d’anticipo, per manifestare verbalmente, attraverso una conferenza stampa, quanto avevamo noi già presentato su carta e che avevamo programmano di illustrare ai giornalisti nella giornata di oggi. Ma a prescindere, comunque, dalla paternità, le cose dette dal sindaco risultano imperfette, incomplete e parziali rispetto al quadro normativo in questione e rispetto al nostro progetto di interventi. E per di più “puzzano” di campagna elettorale, tenuto conto della sua candidatura alle Europee del prossimo mese”.
Andiamo con ordine. Per quanto riguarda la Tasi, cioè il nuovo tributo sui servizi indivisibili comunali, l’amministrazione attiva ha deciso di rinunciare alle indennità di funzione per andare, così ha spiegato Zambuto, ad introdurre un bonus di 100 da portare in detrazione alle abitazioni principali con rendita catastale fino a 400 euro. “Fermo restando il gesto apprezzabile della giunta, anche se intriso di sospetti dal momento che la dieta dimagrante si concluderà a dicembre – osservano gli esponenti del movimento per l’autonomia – vanno messi i puntini sulle I. Le detrazioni promesse non sono un gentile regalo alla città così come il sindaco le ha volute spacciare, ma è un obbligo derivante da una precisa norma contenuta nel decreto “Salva Roma” che così recita: “l’aliquota massima stabilita per le prime case è 2,5 per mille. Ma i Comuni avranno la facoltà di applicare un aumento pari allo 0,8 per mille purché siano finanziate, relativamente alle abitazioni principali e alle unità ad esse equiparate, detrazioni o altre misure”. Considerato allora che la giunta ha determinato l’aliquota oltre il tetto limite, cioè ha optato per il 2,9 per mille, è palese – aggiungono – che lo sforamento dello 0,04 per mille impone l’introduzione delle detrazioni. Sarebbe stato piuttosto un dono nobile, reale e gradito se Zambuto e gli assessori avessero deciso di destinare l’equivalente dei loro stipendi per ridurre concretamente l’aliquota Tasi in modo da avvicinarla a quella base che è l’1 per mille. In questo caso sì che ci saremmo dovuti alzare tutti in piedi per applaudire l’amministrazione Zambuto. Così come stanno le cose purtroppo no. E poi c’è un dettaglio non da poco conto: perché non scaglionare le detrazioni per le prime abitazioni nel segno dell’equità e della giustizia sociale? Il criterio potrebbe essere quello di diminuire l’importo delle detrazioni man mano che aumentano le rendite catastali, oppure quello di tener conto della capacità contributiva della famiglia attraverso l’applicazione dell’Isee. Noi lo proporremo. Altrimenti per molte famiglie agrigentine la mazzata sarà notevole, rischiano di appesantire i propri bilanci più di quanto pagavano con la vecchia Imu. E a proposito di Imu, le seconde case da questa manovrina, realizzata da Zambuto, subiranno un danno. Rispetto allo scorso anno, riceveranno una bolletta maggiorata dello 0,04 per mille. Stesso discorso vale per le abitazioni di lusso, castelli e villette. Sempre per il principio dell’equità sociale, nel regolamento Imu che abbiamo già presentato, noi andiamo ben al di là delle proposte di Zambuto. Oltre al provvedimento che riguarda l’estensione dell’esenzione alle unità immobiliari concesse in comodato dal soggetto passivo dell’imposta a parenti in linea retta entro il primo grado che le utilizzano come abitazione principale – sottolineano i consiglieri Mpa – abbiamo previsto altre significative casistiche. Come quella che si riferisce all’abitazione, non locata, posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto da anziani o disabili che acquisiscono la residenza in un istituto di ricovero o sanitario e all’unità immobiliare posseduta nel territorio comunale da un emigrato, purché non risulti non data in affitto” – concludono Vassallo, Picone, Mandracchia e Trupia.