Addio ad Aldo Braibanti alla libreria Capalunga

Proseguono le iniziative culturali presso la libreria Capalunga di Agrigento che giovedì 24 aprile, alle ore 17.30, propone una pomeriggio dedicato alla figura di Aldo Braibanti, personaggio interessante recentemente scomparso e tumulato, in forma strettamente privata, nella cappella di famiglia di Fiorenzuola. Braibanti, intellettuale ed ex partigiano, fu accusato di plagio e condannato, nel 1968, per avere avuto relazioni con altri uomini. Fu scrittore, sceneggiatore, drammaturgo, partigiano antifascista e poeta. Filosofo ed eclettica figura del Novecento, fu al centro di un clamoroso e unico caso giudiziario che aveva acceso l’opinione pubblica nel clima politico pre-sessantotto in cui era stato accusato di aver “plagiato” due giovani piacentini, suoi allievi: Giovanni Sanfratello di 19 anni e Piercarlo Toscani di 16. Secondo l’accusa, Braibanti li convinse ad abbandonare le famiglie e ad andare a vivere con lui sottomettendoli completamente alla propria volontà. Non valse a nulla il tentativo di uno dei ragazzi di difendere Braibanti dichiarando di aver accettato consapevolmente il rapporto con lui: il giovane finì per essere rinchiuso dalla famiglia in un manicomio. L’altro discepolo, invece, depose contro di lui. Braibanti protestò invano sostenendo che il reato di plagio, per il quale fu condannato, era stato introdotto dal Codice Rocco nel periodo fascista. Il reato fu poi cancellato nel 1981 con una sentenza della Corte Costituzionale. La risposta del mondo della cultura italiana e internazionale fu corale e contribuì ad alimentare nel paese il dibattito, ma non evitò a Braibanti la dura condanna a nove anni, poi ridotta in appello a sei anni (di cui scontò solo due anni in quanto ex partigiano). A favore di Braibanti, contro quello che era considerato un processo all’omosessualità, si mobilitarono Alberto Moravia, Umberto Eco, Pier Paolo Pasolini, Marco Bellocchio e Adolfo Gatti. Braibanti aveva cominciato a 16 anni, sui banchi del liceo Gioia di Piacenza, la militanza antifascista; si iscrisse poi ai movimenti clandestini di Giustizia e Libertà. Nel 1943 entrò nel Partito Comunista clandestino e, dopo la guerra, svolse attività politica nel Pci. Scelse quindi di dedicarsi solo alla cultura e aprì uno studio di ceramiche d’arte, Torrione Farnese, a Castellarquato. Ma la provincia gli andava stretta e, presa la libera docenza, si trasferì a Roma allacciando amicizie nell’ambito del teatro e del cinema e occupandosi anche di arte e letteratura. Braibanti – come sostiene Grillini – fu vittima di una condanna omofoba assurda e frutto di una norma del codice fascista Rocco (poi cancellata dalla Corte Costituzionale). “Di sicuro quel processo – scrive ancora Grillini – contro il quale si scagliarono moltissimi intellettuali dell’epoca (tra cui Pasolini, Moravia, Pannella, e molti altri) rappresenta una pagina vergognosa sulla condizione degli omosessuali nell’Italia democristiana. Braibanti fu pioniere involontario delle battaglie per i diritti civili, vittima di un giustizia non giusta e, grazie a lui, noi omosessuali italiani, come disse Ginsberg dopo i moti di Stonewall, abbiamo perso il nostro sguardo ferito ed abbiamo iniziato a lottare per i nostri diritti”. Il protagonista di quello che i giornali definirono il “caso Braibanti” sarà, quindi, domani al centro di una presentazione e argomento di discussione presso la libreria Capalunga a cui la cittadinanza è invitata ad intervenire considerati anche l’interesse e l’attualità dei temi che saranno trattati.