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Il quaderno perduto di Pirandello di Giovanni Parlato

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Era andato perduto. È il quaderno dove Luigi Pirandello dodicenne aveva iniziato a scrivere la sua prima novella. Un quaderno che riaffiora a Bonn nelle mani di Kurt Wielm, un uomo disperato. E che passa nelle mani di colui che riconosce la calligrafia del grande drammaturgo: a partire da quella lettera effe “un puledro fra le altre lettere, scalpitante, giovane”.

Ma la prima novella di Pirandello (è vera? è proprio sua?) è rimasta incompiuta e il romanzo è il racconto della sua prosecuzione: di una sottile partita fra colui che medita una truffa letteraria e lo spirito del giovane scrittore che vuole dare vita ai personaggi incompiuti della sua prima opera.

Giovanni Parlato è nato ad Agrigento ed è cresciuto a Livorno. Laureato in Lettere all’Università di Pisa, è un giornalista del quotidiano il Tirreno. Nel 2011 ha pubblicato il libro “Lui non dette l’ordine. Il caso Sofri e la memoria” (Edizioni Ets). Questo è il suo primo romanzo.

Nota dell’editore, Fabrizio Felici:
E’ un libro, questo, di cui mi sono innamorato appena l’ho letto. L’intreccio tra realtà e finzione ti accompagna dentro una storia che, oltre a narrare, stuzzica e stimola la conoscenza, in questo caso dell’opera pirandelliana. Quando la narrativa (e quindi i libri) sono veicolo di conoscenza, penso di aver fatto bene il mio mestiere.