Giorni contati per gli ecomostri di Lido Rossello

Nel pomeriggio di ieri, venerdì 22 marzo, i Giudici della Seconda Sezione del TAR di Palermo hanno depositato i provvedimenti con cui vengono rigettate le richieste di sospensione delle ordinanze di demolizione emesse dal Comune di Realmonte nel mese di dicembre del image2012 per i tre manufatti incompleti edificati nel 1993 sulla spiaggia di Capo Rossello e che, se portati a compimento, avrebbero visto la realizzazione di 120 vani utili e 56 vani accessori in posizione “privilegiata”, cioè tra la spiaggia ed il retrostante costone di marna bianca.
I lavori furono bloccati dalle segnalazioni alle Autorità competenti da parte di Legambiente, la cui attività fu determinante anche ai fini dell’apposizione, nel luglio del 1993, del vincolo paesistico. Nel settembre del 1993 furono arrestati e processati per abuso d’ufficio e abusivismo edilizio per il rilascio delle concessioni edilizie alcuni dei proprietari degli immobili e vari amministratori comunali e funzionari dell’UTC del Comune di Realmonte di quell’epoca. Il procedimento penale, dopo una condanna in Primo Grado per abuso d’ufficio, si è concluso in Appello con la prescrizione dei reati di abusivismo edilizio e abuso d’ufficio.
La motivazione dei due provvedimenti depositati ieri dal TAR fa proprie le difese e le argomentazioni giuridiche proposte negli interventi ad opponendum di Legambiente e FAI – rappresentati dagli avvocati Daniela Ciancimino e Nicola Giudice – e del Comune di Realmonte, difeso dall’avv. Margherita Bruccoleri. Per il TAR già le sentenze emesse nel 2008 dal medesimo TAR e nel 2011 dal CGA, entrambe passate in giudicato, hanno accertato che “la consistenza attuale dei manufatti era stata realizzata in chiara violazione di legge”, poiché avvenuta dopo che erano stati emessi provvedimenti di sospensione dell’inizio dei lavori ed apposto il vincolo paesaggistico; in conseguenza di ciò è palesemente inconsistente la tesi proposta con i ricorsi dai proprietari dei tre manufatti, secondo la quale le opere attualmente esistenti sono state realizzate a suo tempo “sulla scorta di concessioni edilizie pienamente valide ed efficaci”. Il TAR, richiamando altri precedenti giurisprudenziali, ritiene infatti che, anche in assenza di un provvedimento di decadenza espresso della concessione edilizia inizialmente rilasciata, non possono sussistere dubbi sull’invalidità e inefficacia del pregresso titolo concessorio.
“Abbiamo motivo di ritenere che, a questo punto, il Comune di Realmonte, possa procedere con il dare esecuzione alle ordinanze di demolizione emesse a dicembre per questi tre scheletri”, affermano Claudia Casa e Daniele Gucciardo, presidente e vice-presidente del Circolo Rabat. Per i due dirigenti di Legambiente “i provvedimenti di demolizione non sono sospesi ed il pronunciamento del TAR, con queste chiare ed esaustive motivazioni di rigetto, addirittura li rafforza, decretando di fatto per queste tre edificazioni abusive la stessa fine dell’eco-mostro di Scala dei Turchi, il cui abbattimento è ormai imminente, a seguito della rinuncia alla sospensiva innanzi al TAR da parte della ditta proprietaria che, peraltro, ha già presentato al Comune il necessario progetto di demolizione”.