Lampedusa, inchiesta su tangenti al Comune: impossibile aprire l’hard disk sequestrato

L’hard disk sequestrato all’ex consulente del Comune di Lampedusa, Gioacchino Giancone, non può essere consultato perché è protetto da una password. Lo ha rivelato ieri mattina in aula, durante l’incidente probatorio, il perito informatico Vincenzo Armatore nominato dal gip Ottavio Mosti.

Doveva essere uno dei punti decisivi per fare chiarezza sul presunto intreccio affaristico corruttivo ipotizzato dalla Procura. L’esperto, incaricato dal giudice dopo che l’avvocato Giuseppe Lauricella, difensore di Giancone, aveva chiesto l’incidente probatorio al posto dei tradizionali accertamenti tecnici, ieri mattina in aula ha spiegato invece che non è possibile leggere il contenuto.

L’hard disk, di proprietà dello studio tecnico “Labproject”, nel quale lavoravano lo stesso Giancone e altri tecnici indagati, era stato sequestrato lo scorso giugno. Nell’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Ignazio Fonzo e dal pm Luca Sciarretta, sono coinvolte altre tredici persone fra le quali l’ex sindaco Bernardino De Rubeis, l’ex dirigente dell’Utc Giuseppe Gabriele e un gruppo di professionisti e imprenditori. I pm contestano loro i reati di associazione per delinquere finalizzata ad abuso di ufficio, corruzione, falso, truffa e turbativa d’asta. Secondo l’accusa il sindaco e i pubblici funzionari avrebbero incassato tangenti in cambio del rilascio di licenze edilizie e dell’assegnazione di lavori pubblici portati a termine in maniera illegittima.