“Il caso Genchi” alle Fabbriche Chiaramontane

Sabato 12 giugno, alle ore 18.00, presso le Fabbriche Chiaramontane avrà luogo la presentazione del libro di Eoardo Montolli “Il caso Genchi – Storia di un uomo in balia dello Stato” delle edizioni Aliberti. All’incontro, promosso da Amedeo Bruccoleri titolare della libreria Capalunga e dall’Associazione “Amici della Pittura dell’ 800 in Sicilia”, parteciperanno l’avvocato Ausilia Eccelso, il giornalista Totò Frequente e il Dott. Gioacchino Genchi.

“Il caso Genchi” è un giallo intricato che incrocia quasi tutti gli scandali del potere, “Quelli che i professionisti della rimozione chiamano “misteri d’Italia” e che di misterioso in realtà non hanno un bel nulla” come sottolineato da Marco Travaglio nella prefazione del libro firmato dal giovane Montolli il quale, in quest’ultima indagine, dialoga direttamente con Gioacchino Genchi, ora riabilitato Vice Questore di Palermo e già consulente informatico di magistrati come Giovanni Falcone e Luigi De Magistris. Il volume ripercorre la storia di un funzionario che ha sempre lavorato con le Istituzioni e dentro di esse indagando sui più grandi misteri italiani. Attraverso il suo lavoro con i telefoni Genchi è intervenuto nei casi più delicati che negli ultimi vent’anni hanno costituito una piaga per la Repubblica e ha contribuito ad incastrare i killers di Falcone e Borsellino, decine di assassini, politici collusi ed eccellenti, un’infinità di boss mafiosi e di funzionari dello Stato infedeli. In questo libro per la prima volta Gioacchino Genchi,  confessandosi con Edoardo Montolli, ricostruisce le verità inedite sui grandi misteri del passato di cui si è occupato e racconta ciò che è accaduto davvero a Catanzaro dove, per la seconda volta nella vita, gli è stato revocato l’incarico prima di concludere l’inchiesta. La precedente e unica altra occasione, invece, risale a una quindicina di anni addietro quando Genchi fu costretto ad abbandonare le indagini sui mandanti delle stragi di Capaci e di via D’Amelio. Una pista, la sua, che invece ha trovato conferma nella sentenza “Borsellino bis” in cui il presidente della Corte ha invitato gli inquirenti a ripartire proprio dalle indagini di Genchi.