Legambiente: “non è una via di fuga”

Riceviamo e pubblichiamo

Qualche mese addietro abbiamo scritto una lettera aperta indirizzata ai membri del “tavolo tecnico” che si stava occupando di predisporre le ipotesi per la realizzazione della cosiddetta “via di fuga” dal rione Duomo di Agrigento. In quella nota proponevamo alcune riflessioni ed osservazioni, a nostro avviso doverose, dal momento che ritenevamo (e riteniamo) il dibattito di questi mesi fortemente viziato da inesatti presupposti tecnici.

Infatti, più che individuare percorsi pedonali (al limite, anche meccanizzati) per l’allontanamento rapido dei residenti che non interferiscano con il flusso veicolare dei mezzi di soccorso in relazione agli scenari di rischio, si continua – a nostro avviso erroneamente – a lavorare per trovare lo “sbocco viario” della via Duomo e della piazza don Minzoni, sostenendo che ciò renderebbe accessibile ai mezzi di soccorso questa porzione di Centro Storico e contemporaneamente risolverebbe i problemi di traffico veicolare, consentirebbe cioè ai residenti nonché ai frequentatori abituali ed occasionali della zona di godere della zona in maniera più agevole.

La domanda sorge spontanea: dobbiamo individuare/realizzare una via di fuga per tutelare la sicurezza dei residenti, come impone l’ordinanza di Protezione Civile? Oppure vogliamo costruire una nuova strada che ci consenta di portare le auto più agevolmente vicino alla Cattedrale?

Si tratta di due temi progettuali diversi, e come tali vanno affrontati. La realizzazione/individuazione di un percorso di fuga, infatti, riguarda il Piano di Protezione Civile: andrebbe, pertanto, inquadrata e resa compatibile e coerente con esso. La realizzazione dello “sbocco viario” della via Duomo, invece, riguarda scelte di mobilità all’interno del Centro Storico. L’infrastruttura prospettata nel corso della presentazione di ieri, ad ogni modo, risulta a nostro avviso poco utile in entrambi le due diverse visioni della questione.

Se dovrà essere utilizzata in caso di evento franoso – nonostante ricada su un’area stabile – va rilevato come questa si innesti nel tratto di  via XXV Aprile compreso tra due aree fortemente instabili e che potrebbero, a causa di eventi geologici anche di modesta entità, scivolare a valle, isolando di fatto la c.d. via di fuga e rendendo inaccessibile la zona da quel punto.

Se la nuova strada, invece, dovrà essere utilizzata in via ordinaria, ossia per rendere più agevole la circolazione veicolare, questa più che rappresentare un ideale toccasana costituirebbe unicamente un potenziale attrattore di traffico all’interno del Centro Storico.

Su questo punto, a tutt’oggi, non si è fatta la necessaria chiarezza: la presentazione di ieri, infatti, non è servita a sgombrare il campo dalla evidente confusione di intenti. La nostra netta sensazione, ogni giorno avvalorata da ulteriori fatti concreti, è che si voglia utilizzare “l’occasione” offerta dal finanziamento riservato dall’Ordinanza di Protezione Civile per realizzare comunque “qualcosa” che altrimenti non potrebbe essere finanziato, né tanto meno realizzato. Non ci pare, tale atteggiamento, coerente, consono con l’alto profilo dei soggetti coinvolti nella predisposizione delle ipotesi progettuali, ai quali abbiamo sempre riconosciuto – e, nonostante l’attuale profonda diversità di vedute, continuiamo a riconoscere –  un importante ruolo nella soluzione di questa ed altre importanti problematiche.

Non può però sottacersi sul fatto che gli urbanisti e i trasportisti, nell’anno 2010, quando si accingono ad affrontare problemi di mobilità/accessibilità dei Centri Storici non pensano più, già da diversi anni, ad infrastrutture come quella oggi proposta. Al contrario, attraverso le esperienze maturate nei decenni scorsi in un tessuti urbani storici spesso simili a quelli della città di Agrigento, ipotizzano strategie mirate, ad esempio, a liberare i Centri storici dalle auto, piuttosto che “adattarli” o “risagomarli”, introducendo prioritariamente sistemi di mobilità alternativa, parcheggi di prossimità e la necessaria dose di efficienza del servizio di trasporto pubblico. Non sfugge a nessuno che, anche in termini di sicurezza per cittadini, in caso di eventi calamitosi, è più efficiente un sistema di mobilità pubblica alternativa alle auto che un sistema di fuga e di soccorso basato esclusivamente su strade carrabili.

E, infine, va rilevato proprio sulle ipotesi progettuali che oggi qui si intende contestare, abbiamo già registrato nelle scorse settimane gli interventi critici di importanti esponenti del mondo