«Che Agrigento recuperi il suo futuro imparando a guardare di più al suo “bene comune”»

Tratto da Lamicodelpopolo.net. Pubblichiamo di seguito il testo integrale del messaggio-preghiera che mons. Montenegro ha pronunciato in P.zza Cavour al termine della processione del Corpus Domini (Domenica 6 Giugno).

Signore, oggi Tu sei per le strade di questa città, accompagnato da noi che crediamo in Te e ci cibiamo di Te. La Tua presenza ci rincuora, ma anche ci interroga.

Dicendoci: “Colui che si ciba di me vivrà grazie a me”, hai chiesto ai credenti una vita diversa da quella della maggioranza. Vorrei, Signore, che, insieme con i canti e le preghiere, ad accompa gnarTi, oggi, ci sia da parte nostra anche questa consapevolezza.

Tu ci hai lasciato il Tuo Corpo da mangiare, perché possiamo di ventare una sola cosa con Te. Noi, nelle nostre chiese, spesso cantiamo “un sol corpo un sol spirito …”, ma non sempre, Si­gnore, consentiamo al Tuo pane di trasformare la nostra vita. Non sempre riusciamo a “spez­zarlo” con gli altri, come ci hai chiesto di fare, né Ti permettiamo che ci faccia diventare un unico corpo, tra noi, con Te.

Lo ammettiamo, facciamo fatica a fare comunione fra noi. Abbiamo grosse difficoltà a trasformare la Comunione “mangiata” in chiesa, in vita di comunione par­tecipata nella Chiesa.

Signore, spesso nelle nostre preghiere Ti chiediamo di esserTi fedeli, eppure stentiamo a vivere la nostra fedeltà impegnandoci a “costruire comunione” tra noi, per realizzare così le basi del Tuo Regno. Aiutaci a considerare l’Eucaristia la strada maestra da percorrere per non tradire il dono di Te che si rin nova in ogni celebrazione Eucaristica.

Facci comprendere che fare comunione è una necessità della Chiesa. Fa’ che inondiamo il mondo della gioia di restare uniti tra noi in Te e per Te, per regalare futuro alle nostre esistenze.

Signore, facci ricordare che solo uniti, noi credenti, possiamo resistere alla predominante tentazione della frantumazione che allontana, dell’egoismo che domina i cuori, delle logiche di parte che creano barriere e creano indifferenza.

Il tuo Pane trasformi i nostri cuori, perché quando saremo tor nati nelle nostre parrocchie, nei consigli pastorali, nei gruppi di preghiera, nelle associazioni, nelle confraternite …, siamo capaci di accettare la sfida che Tu ci lanci per costruire la Tua Chiesa oltre ogni logica umana.

Fa’, Signore che la Chiesa agrigentina sappia leggere la storia della sua gente interpretando il Tuo messaggio di unità, senza tradimenti. Che sappia essere capace di aperture che spingano all’unico orizzonte che conduce a Te. Che sappia elevare lo sguardo oltre i piccoli spazi parrocchiali per essere “Cristo in tutti”. Che sappia essere cerniera tra Dio e il mondo, tra Dio e la città.

Signore, ora Ti preghiamo per Agrigento. Fa’ che, nonostante le molte difficoltà, questa nostra città non perda la continuità con la sua gloriosa storia, con la sua bellezza, con le sue ricchezze, con la sua anima. Che si riscopra corpo vivo, che sappia spingersi avanti nella sua storia, che apra le nuove generazioni al futuro, che recuperi le ragioni della propria identità, che sappia fare scelte di libertà e di autenticità.

Che possa nascere in noi agrigentini il senso di un nuovo futuro per questa città. Se il Tuo Corpo spezzato significa “mettere in comune”, che Agrigento recuperi il suo futuro imparando a guardare di più al suo “bene comune”, senza esclusioni e senza lacerazioni, generando unità tra le pieghe e le piaghe che ne minano la sopravvivenza.

Tu, oggi, per noi, sei esempio di vita vera, costruita da tanti chicchi di grano messi insieme e lievitati dallo Spirito. Che ogni agrigentino possa sentirsi prezioso, non importa se piccolo, elemento di un unico corpo che può crescere solo se nutrito da una nuova capacità d’amare e di amarsi.

Facci capaci di condividere sogni e interessi comuni. Facci uscire dalle logiche personali per aprirci alle ragioni degli altri, ricordaci che a nessuno è concesso di guardare all’altro con occhi diversi da quelli del cuore.

Il Tuo Pane, posto al centro di questa piazza, mentre ci assicura che ci sei vicino, ci rende “vicini” come Chiesa e come Città. Non farci chiudere nei nostri steccati di classe, razza, categoria …. ma avvicinaci alle ragioni di chiunque vive lo stesso territorio.

Facci capire che il male che ferisce uno di noi si riper cuote su tutti. Facci capaci di rinunce che allentano tensioni, di aperture che dimenticano conflitti, di benevolenze che alleggeri scono i cuori e recuperano energie. Regalaci la capacità di uscire da noi stessi e dalle nostre aree di sopravvivenza per venirci incontro e scoprire il fascino di essere “comunità umana”, nuova e vera.

Signore, che questa città trovi nella Chiesa il suo cuore, la sua anima. Che la Chiesa agrigentina non sia mai lontana dalla sua città, ma, appassionata, le stia dentro quale fermento di comunione e di vita. Che le pietre di questa città, antiche o recenti, pietre di case o di edifici sacri, non siano solo comodi ripari, ma piedistalli e scale che conducono a Te. Amen.

Foto di Gabriele Bruccoleri

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