Precari e patto di stabilità: assemblea dei sindaci agrigentini

I sindaci dei comuni agrigentini, convocati dal primo cittadino di Agrigento Marco Zambuto, si sono riuniti questo pomeriggio alle 18 nell’aula consiliare del Comune per discutere il problema della stabilizzazione dei precari in relazione al patto di stabilità e ai vincoli che questo impone agli enti locali. L’Assemblea regionale infatti, lamentano i sindaci, non ha inserito nel patto di stabilità le spese per i precari e, dal momento che non si può sforare il patto, la loro stabilizzazione risulta impossibile, con il conseguente taglio di 22.500 lavoratori socialmente utili. Ecco perchè, come afferma il sindaco di Campobello di Licata Michele Termini “sarà presentato un emendamento che prevede che i costi dei precari rientrino nel patto, altrimenti, l’1 gennaio del 2011, i contratti scadranno e non potranno essere rinnovati”

Ill sindaco di Agrigento Marco Zambuto si esprime in merito, ed afferma: “Abbiamo bisogno di difendere la Sicilia e i lavoratori siciliani, di continuare a tenere aperti i municipi che, con questa norma, rischiano di dover chiudere. In Italia abbiamo ricchi che sono sempre più ricchi, abbiamo 200.000 persone che guadagnano all’anno 740 miliardi di euro e che, rispetto al 2008, hanno avuto un incremento del 19% in più nella loro dichiarazione dei redditi e, dall’altro lato, abbiamo una norma che vuole andare a togliere la possibilità a 22.500 precari di continuare a lavorare. E’ chiaro che nel nostro paese non può esserci una situazione in cui i ricchi siano sempre più ricchi e i poveri siano sempre più poveri. Gli enti locali hanno dimostrato in questi anni di voler risanare il paese, anche con dei sacrifici, ma non è possibile far rischiare alla gente il posto di lavoro. Il patto di stabilità si sta rivelando una vera e propria ghigliottina, che oggi colpisce i precari ma che colpirà in futuro tutti i servizi erogati dai comuni. I comuni, non solo della Sicilia, non riescono a rispettare il patto di stabilità, dal momento che ha dei pesanti vincoli, uno di questi è appunto quello che impone una spesa per il personale pari al 40% della spesa corrente totale. Per un comune ciò significa non solo dover licenziare i precari e non poter erogare importanti servizi come i mutui, ma rischiare anche la chiusura”

“Il nostro – conclude Zambuto – è un paese che ha un enorme debito pubblico e purtroppo in Sicilia paghiamo gli errori commessi nel passato. Ma non può essere questa generazione a subirne le conseguenze più gravi. Ci stiamo muovendo sulla linea del risanamento, occorre un’azione rigorosa ed equa. C’è la volontà da parte di tutti i sindaci di far sentire la nostra presenza anche recandoci a Roma a protestare, facendo capire al Governo che, con la nostra azione, vogliamo tenere la Sicilia ancora in piedi”