Alle Fabbriche Chiaramontane si presenta “Il gioco dei padri” di Anna Maria Sciascia

A conclusione del corrente anno sociale la sezione agrigentina A.N.D.E., Associazione Nazionale Donne Elettrici, come di consueto organizza la presentazione di un libro che  quest’anno privilegia “Il gioco dei padri” di Anna Maria Sciascia. L’evento, che avrà luogo giovedì 10 giugno, alle ore 18.00, presso le Fabbriche Chiaramontane in Piazza San Francesco, sarà introdotto dal Presidente Floriana Di Pietra Pecoraro e presentato dalla giornalista Egle Palazzolo.
Alla manifestazione sarà presente l’autrice, figlia di Leonardo Sciascia, la quale, dopo vent’anni dalla morte del padre, ha deciso di raccontare  la storia di un altro padre e di un’altra figlia soffermandosi sul rapporto tra Luigi e Lietta Pirandello.  “ Il gioco dei padri” (edito da Avagliano) narra infatti la particolare vicenda dell’infelice Pirandello attraverso numerose lettere talvolta tenere, talvolta morbose, che tracciano le coordinate di un amore filiale, quello fra Lietta, trasferitasi in Cile dopo il matrimonio, e papà Luigi, alimentato da rimorsi, complicità e fortissima nostalgia. Nonostante l’appassionato rapporto Lietta fu crudele con il padre che diceva di amare, tanto da essere estromessa anche nel testamento dello scrittore siciliano. Una distanza che non è mai stata colmata nemmeno col ricordo delle appassionate lettere che fecero dire al giovane Luigi “diventerai la più perfetta scrittrice della terra”.

Nel racconto di questa incrinatura Anna Maria Sciascia sottolinea, con voce partecipe e commossa, anche il dramma di Antonietta Portulano, moglie dello scrittore e proprietaria di una zolfara da cui la famiglia Pirandello riceveva il sostentamento. Sarà proprio l’allagarsi della miniera a far ammalare Antonietta che, sotto i colpi della paralisi prima e di una paranoica gelosia poi, spianerà la strada alla pazzia che la condurrà ad un epilogo tragico.

“In un primo momento – afferma la Sciascia – la ricerca è nata da una necessità di lavoro perché improvvisamente mi sono ritrovata in un dipartimento universitario che comprendeva tra le tante materie la letteratura italiana e con un ruolo che prevedeva una mia autonomia di ricerca, dopo, pian piano, mi sono appassionata tanto alla vicenda fino ad arrivare ad una forma quasi di identificazione con Antonietta”.
Del resto l’unione tra Luigi Pirandello e Maria Antonietta Portulano fu frutto di un matrimonio “combinato”, proposto e predisposto dai genitori,  che in quel finire dell’Ottocento erano soci nel commercio dello zolfo. Ripercorrendo i fatti con attento studio e con una certa passione Anna Maria Sciascia cerca quindi di spiegare cosa significhi essere sposata a un genio e come la stessa letteratura possa trasformarsi in una nemica evidenziando che, in alcuni casi, il confine tra letteratura e vita vissuta può essere pericolosamente labile. «In verità Pirandello si serve della letteratura per dare a se stesso e ad Antonietta l’illusione di un grande amore», ed è qui che scatta la tragedia, perché la letteratura è in grado, sì, di rivestire la realtà di ciò che vuole, ma rimarrà di fatto sempre un artificio: “Fingere, fingere sempre, dare apparenza di realtà a tutte le cose non vere” come afferma lo stesso Pirandello.