Precari: Zambuto chiama a raccolta ad Agrigento i sindaci della Sicilia

La vicenda sulla quale in queste settimane si è accentrata l’attenzione della politica, delle OO.SS., dei lavoratori sostenuta da una mobilitazione generale, è talmente complessa e delicata, anche per la sua stessa dimensione (circa 28mila precari), che richiede una riflessione.

A nessuno di noi, dato il momento così delicato, è consentito né pontificare né banalizzare. Le origini di questa “storia” sono ben note a tutti. Come noti a tutti sono i limiti, i ritardi e gli errori che hanno segnato il lungo cammino del precariato siciliano. Il problema di oggi è come questa “storia” si debba chiudere, consapevoli che una non definitiva conclusione positiva della stessa potrebbe avere effetti devastanti per l’intera collettività.

Occorre, quindi,  una proposta complessiva che sposti in avanti la stessa discussione che deve avere come obiettivo strategico finale la VERA STABILIZZAZIONE dando alle migliaia di lavoratori diritti e tutele pieni, migliorando la quantità e la qualità dei servizi resi dalla Pubblica Amministrazione.

Non è forse vero che  la PA ha finito per anni, al proprio interno, di istituzionalizzare il lavoro nero?

I lavoratori di cui all’art.23 sono stati contrattualizzati, ancora oggi migliaia di lavoratori (331, 280) sono “solo” percettori del sussidio INPS.

Spostare in avanti la discussione è per tutti un imperativo categorico.

L’obiettivo immediato che deve unire tutti è quello di ottenere dal governo nazionale la deroga al patto di stabilità e la modifica della norma della manovra finanziaria 2010 che limita al 50% la possibilità di rinnovo o proroga dei contratti dei precari.

Non si può non ricordare che, negli anni, c’è stato il blocco delle assunzioni  (anche la manovra 2010 consente solo un turn over del 20%) e bisogna dare atto pubblicamente che i cosiddetti precari hanno, di fatto, finito con il garantire servizi delicati ed indispensabili.

Non è, quindi, né superfluo né demagogico né strumentale affermare che in molti Comuni su questi lavoratori si fonda il governo e l’organizzazione di interi servizi.

Così come non si può negare che in alcuni Comuni, pur in presenza di tanti precari, si è fatto ricorso ad altre forme di lavoro atipico o, peggio, si sono esternalizzate funzioni pubbliche istituzionali (riscossione tributi, segretariato sociale, piccola manutenzione ordinaria, pulizie uffici comunali etc.) che avrebbero potuto essere (anzi dovuto essere), vista la presenza di personale, gestiti in maniera diretta.

Sarebbe utile conoscere un dato.

Quante imprese in Sicilia hanno utilizzato la normativa nazionale e regionale che incentivava le assunzioni di lavoratori precari?.

Di chi è  la responsabilità se in alcuni pezzi della PA non si sono – come forse sarebbe stato doveroso fare – utilizzate tali risorse per migliorare e qualificare al meglio la propria macchina burocratico-amministrativa,così come i servizi esterni e manutentivi?

Esperienza, competenza, professionalità acquisite in tutti questi anni sono un valore aggiunto.

Oggi non è tardi per pensare ad ipotesi di  formazione e aggiornamento dei lavoratori precari, finalizzate alla ulteriore diffusione e potenziamento di vecchi e la istituzione di nuovi servizi nel territorio.

Sguardo lungo ed un atto di umiltà da parte di tutti perché il momento lo impone.

Bisogna riuscire a sconfiggere l’idea comune che li bolla come un   “esercito di assistiti”.

Dobbiamo farcela: per loro, le loro famiglie e per la comunità intera.