Lettere al Direttore. Manovra economica, ma chi paga?

Egregio Direttore,

mi è capitato in questi giorni di leggere sulle pagine di agrigentoweb, un articolo relativo alle possibili ricette che, se applicate con serietà ( più o meno nell’immediato) avrebbero come effetto quello di ridurre le spese complessive sostenute dallo Stato, garantendo un risparmio considerevole di risorse.

In questo momento di difficilissima crisi, in effetti, sarebbe importante ristabilire un’equità economica tra entrate ed uscite che sono a carico dello Stato, riducendo i costi di alcune spese inutili anche per dare ai cittadini la sensazione che per prima la politica recepisce la necessità di abbassare i propri costi ( da sempre spropositati).

Quello che, tuttavia, appare come la semplice ed immediata soluzione dei problemi, non fa i conti con la situazione in cui si trova il nostro paese rispetto agli altri partners europei. Da un’attenta disamina della situazione internazionale, si vede come la Germania e la Francia (solo per citare due Paesi tra i più ricchi) hanno deciso di adottare misure anticrisi di gran lunga più pesanti di quella apporntata in questi giorni dal nostro governo: Circa 10 miliardi di euro l’anno, per i prossimi 3/5anni. I presupposti di tali interventi radicali, tuttavia, sono diversi dal nostro.

In primo luogo si tratta di manovre che intervengono (equamente) sui redditi dei lavoratori dipendenti PUBBLICI E PRIVATI, in maniera tale da non colpire solamente un settore piuttosto che un altro; in secondo luogo la manovra prevede che una parte considerevole delle somme ricavate saranno utilizzate per reinvestire nei settori della ricerca – innovazione – università – energie alternative e servizi sociali.

In ultimo la tassazione colpirà i grandi manager, con fasce di reddito che prevederanno aliquote più alte, a seconda del tipo di reddito: anche in questo c’è una certa equità. Nelle manovre dei paesi sopra indicati, non si parla di tagli dei costi della politica, visto che la politica – in Francia e Germania – ha i costi tra i più bassi d’Europa!!!.

Sono un ispettore del lavoro che  quotidianamente, insieme a tanti colleghi, svolge la propria attività occupandosi di applicare, interpretare norme, fare valutazioni di ordine giuridico che riguardano le aziende, sanzionare le violazioni in materia di lavoro, assumere decisioni delicate in materia di normativa sul lavoro.
Percepisco uno stipendio tra i più bassi che ci sono nella P.A., con risorse e strumenti pari quasi a zero. Converrà con me che, quando si parla di tagli del salario accessorio, di blocco degli aumenti
contrattuali, di riduzione delle risorse (ma quali risorse?), mi sento il capro espiatorio di un sistema nel quel i costi della P.A., mi creda sono quelli che incidono relativamente sulla crisi attuale.

E poi ci chiedono i numeri…………..
Dott. Fabio Lauricella