La CGIL e le verità nascoste

“La provincia di Agrigento non risulta devastata solo dall’assalto del cemento, spesso impoverito, come ci raccontano le cronache sull’ospedale San Giovanni di Dio ed il tunnel della Valle dei Templi.

I centri storici sono stati sfigurati dagli egoismi dei proprietari delle case e dagli imprenditori rapaci.

Il mare, ad eccezione di Menfi, non si offre alla competizione turistica regionale e mediterranea per i tassi di inquinamento derivati dall’assenza dei necessari impianti di depurazione”.

Lo dichiara il segretario generale della CGIL Mariella Lo Bello secondo la quale l’elenco potrebbe continuare ma l’elemento più grave per l’economia e per le persone è dato dall’inquinamento del suolo, del sottosuolo e dell’aria, provocato dalle discariche di rifiuti di ogni tipo che il territorio agrigentino ospita.

La CGIL ha presentato un dossier su 19 “bombe ecologiche” sovrastate dalla lobby del silenzio.

Ha denunziato, insieme ad alcuni coraggiosi lavoratori, l’appaltatore Calogero Traina di Cammarata, a cui ha fatto seguito l’azione della stazione locale dei carabinieri, che ha riscontrato il sotterramento di rifiuti in area non autorizzata e non attrezzata.

Ha dato luogo ad incontri col Prefetto Pezzuto e con l’Amministrazione Fontana, sino al determinarsi di un censimento di oltre 50 discariche abusive e dell’impegno di intervento dell’Assessorato provinciale al Territorio a chiamare in causa le Amministrazioni comunali che non avevano, a quella data, predisposto il Piano di caratterizzazione dei materiali illegalmente conferiti e, quindi, a procedere al loro risanamento, utilizzando i fondi disponibili ed inerti dell’Agenzia regionale.

Sulla discarica di Monserrato si è parlato come di un sito dove sarebbero finite scorie pericolose provenienti dal petrolchimico di Priolo, ma, poi, le verifiche pare che abbiano dato esito negativo: si spera che sia vero!

“Poi – dice Mariella Lo Bello – il professore Giuseppe Alonge di Favara ha richiamato la storia di una nave che sarebbe approdata a Porto Empedocle per trasferire nelle miniere inattive rifiuti speciali pericolosi.

Al riguardo non si ha notizia di specifici accertamenti.

Ora, per effetto della denunzia di alcuni proprietari terrieri, i Carabinieri di Cammarata, per la seconda volta, hanno accertato che sono stati interrati illegalmente rifiuti che dovevano essere trattati diversamente e finire altrove.

Spiace constatare la mancata pubblicazione dei nomi delle imprese inquisite, visto che il reato è certo, in modo che il Comune, le Associazioni ambientaliste, possano entrare in causa ed assumere le iniziative conseguenti.

Anche la CGIL vorrebbe difendere la vita e la salute dei cittadini attaccati dagli effetti devastanti del percolato assorbito dal suolo e dal sotto suolo, nonché dl biogas che ammorba l’ria  per la putrescenza di alcuni rifiuti che ammorba l’aria che si respira.

Senza contare gli effetti sulle colture e sulla zootecnia.

C’è una relazione tra l’espansione dei tumori e tutto questo generale contesto inquinato?

All’interrogativo devono rispondere gli uomini e le donne dello Stato periferico locale che non hanno svolto i loro compiti istituzionali di prevenzione e di tutela della salute pubblica e di programmazione della bonifica.

Hanno questi un nome ed un cognome ed è doveroso che rispondano dei loro atti e delle loro omissioni di fronte alla legge.

Mentre spetta ad altri organi, a cominciare dall’Ente Provincia, attivare ogni utile intervento per recuperare il recuperabile, a cominciare dal tempo perduto.

La CGIL ha chiesto un incontro al Prefetto sul da farsi ed al Procuratore della Repubblica di Agrigento e di Sciacca per l’accertamento delle responsabilità per i danni già prodotti” conclude Mariella Lo Bello.