La Lega Navale agrigentina e i giovani

La Lega Navale Italiana, Ente preposto a servizi di pubblico interesse che opera sotto la vigilanza dei Ministeri della Difesa e dei Trasporti e Navigazione e sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica, tra i propri scopi si propone anche di diffondere fra i giovani l’amore per il mare, lo spirito marinaro e la conoscenza dei problemi marittimi al fine di favorire la partecipazione dei cittadini allo sviluppo ed al progresso di tutte le forme che hanno sul mare il loro campo ed il loro mezzo di azione. In ottemperanza a tali fini la sezione della Lega che opera ad Agrigento e Porto Empedocle, presieduta dalla Prof.ssa Silvana Vella Bianchettino, ha permesso ad alcuni giovani, soci studenti dell’Associazione, di imbarcarsi per 7 giorni sull’Unità navale Palinuro della Marina Militare. Considerati i valori e l’eccezionalità dell’iniziativa riportiamo in questa sede quanto scritto dal giovane Damiano Argento sulla significativa esperienza maturata assieme al fratello Boris durante l’imbarco sulla Palinuro:

“Mille pensieri si affollano nella mia mente, un via vai di domande, interrogativi, scene che mi vedono proiettato in un contesto immaginario ed affascinante: come sarà?, sarò all’altezza delle aspettative?. La Palinuro… magnifica e imponente signora del mare. Che formidabile opportunità! L’inquietudine del mio stato d’animo di ragazzo descrive la grandezza dell’esperienza che grazie al benevolo impegno di adulti seri e consapevoli andrò ad affrontare. Grazie Lega Navale Italiana, grazie Presidente, grazie a tutti i lungimiranti che hanno catturato la vera essenza di una simile prova e l’importanza della profonda traccia che lascerà nel nostro “scrivibile” progetto di adulti. L’11 Aprile 2010, con mio fratello e con altri 22 ragazzi provenienti da altre Sezioni LNI inizia l’avventura, una settimana a bordo della Palinuro per attraversare il tratto di mare tra Genova e Trapani.

Ma consentitemi ancora un accenno alla nave. È bella da mozzare il fiato. Quando alle 18 di sabato 10 Aprile sulla banchina del Porto Antico di Genova la vidi all’ormeggio che ondeggiava lenta e maestosa, un brivido ha percorso la mia schiena. Credetemi non è possibile restare indifferenti al cospetto di una simile bellezza, non sembra opera dell’uomo. A bordo ci accolgono con gentilezza e ben presto facciamo conoscenza della nave e con gli altri allievi. Si, nella nave scuola della Marina Militare Italiana “Palinuro”, ci hanno preso a bordo come allievi, elevati al rango di viaggiatori e non turisti, parte di loro.

Ma le sorprese non finiscono qui, apprendiamo che parteciperemo ad una regata con altre unità  storiche. Pleonastico sottolineare quanto di buon grado abbiamo appreso la novità, una sfida che si aggiunge a un sogno. Va da sé che il primo impatto con la vita di bordo in un ambiente ancora alieno e caratterizzato dai ritmi della disciplina militare ci ha dapprima disorientato, ma l’iniziale smarrimento sembra aver fatto posto all’impegno di fare bene e non essere da meno degli uomini dell’equipaggio. Con l’orgoglio di esserci stampato sui nostri visi, Domenica 10 Aprile molliamo gli ormeggi e facciamo rotta alla volta di Trapani.

Se qualcuno pensava di andare in crociera si sbagliava di grosso. L’equipaggio, con garbo, ma pur sempre fedele alla ferrea pretesa di efficienza marinaresca, ci coinvolge in tutte le manovre di bordo, molte delle quali si sono anche rivelate particolarmente impegnative. Purtroppo la regata per noi non ha dato grandi risultati. La magnifica signora non ha inteso concedere più di tanto, troppo elegante e troppo nobile per correre. In un solo caso con tutte le vele a riva, forse impietosita dall’impegno veramente estenuante dell’equipaggio si è messa le ali toccando “7,9 nodi”. Il fatto non passava inosservato ed infatti il Nostromo fieramente lo partecipava col megafono. “urrà”!! si  levava spontaneo facendoci sentire ancora più uniti. Il terzo giorno di regata, vista la poco edificante posizione nella griglia dei partecipanti e le condizioni meteo sfavorevoli, il Comandante decideva di rinunciare. La navigazione proseguiva con la meno nobile propulsione meccanica e le attività di bordo si affievolivano consentendoci maggiori spazi per attività anche ludiche. A quel punto, quello degli allievi era già un gruppo compatto e solidale. La vita di bordo aveva bruciato le tappe dei canonici tempi per il fiorire di amicizie ed erano bastati quei pochi giorni di vita in comune per farci sentire un “vero gruppo”. In quel piccolo e isolato mondo ci eravamo guadagnati una nostra identità, la fierezza di appartenere, il senso di essere Italiani, marinai, una promessa. Giunti alla meta, fervono le operazioni di ormeggio e ci accorgiamo di essere molto stanchi ma veramente paghi. Guardo gli altri e li vedo soddisfatti come felini dopo un pasto abbondante. Abbiamo indubbiamente imparato tanto, ma ci piace pensare di avere anche lasciato qualcosa. Un pezzetto della nostra giovane esistenza dedicato alla nave, all’equipaggio e al Comandante che da impeccabile padrone di casa, pur nel rispetto dell’etichetta, ci ha affettuosamente congedato alla presenza dei nostri genitori. Salutiamo tutti i nostri nuovi amici compresi i tre glaciali finlandesi che fedeli al loro temperamento, viste le circostanze, si sono prodotti in un modesto sollevamento della mano. Una nota di colore, nostro padre, dopo averci fatto il terzo grado, divorato dall’invidia per giorni ha racimolato testimonianze dei suoi pregressi marinareschi e militari per proporsi come accompagnatore. Chissà, forse un giorno lo faremo anche noi, del resto la Lega Navale Italiana e le navi scuola della Marina Militare sono delle realtà eterne. La sinergia tra le due strutture, evidentemente rivolta a creare un contatto privilegiato tra i giovani e le istituzioni, alla luce della mia esperienza, non posso che valutarlo come un palmare e incontrovertibile successo. Grazie per quanto mi è stato dato, continuate così, fate in modo che altri ragazzi possano dire lo stesso.”