Falcone, 18 anni dopo

Ricordare la strage di Capaci e commemorare Giovanni Falcone significa confermare un impegno di Civiltà  muovendosi nel solco tracciato da un esemplare magistrato nonché  da un Cittadino modello.
Il contributo di Falcone alla lotta contro la mafia, pagato con il sacrificio della vita, rappresenta ancora oggi dopo 18 Anni, un elemento di Speranza da offrire alle nuove generazioni

È dall’unità d’Italia che la Sicilia ha scandito la sua storia attraverso le dinamiche criminali, come una sorta di patologia sociale incurabile.

Le mafie sono sempre state o al servizio o si sono servite della aristocrazia prima e della borghesia dopo, incrociando la politica ed il nodo degli affari.

Dove c’è odore do soldi si incontra e si riscontra il contesto di intreccio tra malaffare, malavita, malaburocrazia, mala-politica, come ci dimostrano i 150 anni di unità d’Italia.

Dal banditismo alla mafia del feudo, dalla mafia urbana a quella internazionale, da quella conservatrice a quella professionale, da quella delle estorsioni, a quella della finanza, da quella dello sfruttamento delle donne e dei bambini a quello delle droghe.

Se la mafia è locale ed è transazionale si manifesta ovunque con caratteristiche e profili diversi, potendo usufruire di tante maschere mimetiche che consente la permeabilità e l’accesso nel tessuto economico e sociale del mondo.

Parliamo, dunque, di una multinazionale del crimine, di una potente forza economica, di una struttura che si rinnova e si riproduce, via via che la lotta degli stati contro di essa ne mutilano le membra e le articolazioni territoriali.

In questo quadro amministrare è fare una scelta di campo: respingere i tentativi di approccio che prima o poi la mafia tenta in mille modi oppure lasciarsi “condizionare”.

Poi ci sono quelli che delinquono, ma non si sa che sono delinquenti.

Questa è la categoria più pericolosa perché nella mimetizzazione sociale può  mettere l’amministrazione nella condizione di incontrarlo, di averci un contatto, inconsapevole di chi ha di fronte.

Persino l’evoluzione o l’involuzione di chi diviene ed è riconosciuto oggi può rappresentare un pericolo per una frequentazione casuale legata ad un passato nel quale quella persona non era ritenuta appartenente alla mafia.

I rischi ci sono, ma l’azione amministrativa è garantita solo se della trasparenza se ne fa una quasi fobia che dissuade la malavita ad  accostare quel’amministratore.

L’intuizione di Pio La Torre di provocare la produzione con Rognoni una legge sulla confisca dei capitali e dei patrimoni dei mafiosi ha consentito allo stato di restituire alla società quanto le era stato estorto.

Da qui l’esperienza avviata da un piccolo comune Naro e da Sindaca che con altri sindaci ha dato vita ad una operazione dimostrativa che lo stato vince e che il cittadino può trarre beneficio dalla lotta ai mafiosi.

Ci sono state tante vittime, ma la loro vita perduta non è persa per la società, dove voi rappresentate i semi sani che faranno crescere tante piante forti e fiorite di tante gemme chiamate legalità, onestà, educazione civica, amore per tutto ciò che è bene comune.