Le giuste (e morali) misure anticrisi

La grave crisi internazionale è stata causata da enormi  speculazioni borsistiche e finanziarie.

Le istituzioni finanziarie , ormai sottoposte alle logiche della liberalizzazione selvaggia, non riusciranno ad arginare il fenomeno speculativo(sempre che ne abbiamo la volontà) che è ormai predominante rispetto alle operazioni a cui sottostanno le economie reali.

Non si può  neppure negare che vi siano state lacune tanto nella governance interna quanto nella supervisione esterna delle istituzioni finanziarie.

Alcune società  hanno subito enormi perdite e la loro  ricapitalizzazione forzata diluirà i rendimenti futuri degli attuali azionisti.

Insomma la crisi la definirei “morale” per cui anche le misure di contrasto dovranno essere improntate alla moralità.

Proponiamo una serie di misure chiarendone anche le motivazioni:

– intanto sarebbe opportuno aumentare la tassazione delle rendite finanziarie al 33%, attualmente l’aliquota è al 12,5%. Tale misura così ridotta è davvero uno schiaffo al principio che è il lavoro a dover essere tutelato ed incentivato e non le rendite.

La rendita nella morale sociale è sempre stata considerata qualcosa di parassitario, al contrario il lavoro considerato nobilitante; eppure nella nostra epoca il lavoro è tassato mediamente al 33% , le società sono tassate al 27,5%  e la rendita con una aliquota irrisoria. In sostanza oggi, piuttosto che lavorare o investire in attività produttive, conviene la rendita cosiddetta “parassitaria”;

– altra misura riguarda la cassa integrazione, le imprese che ne usufruiscono dovrebbero essere obbligate a non distribuire utili o distribuirli solo dopo che i lavoratori sono stati ristorati dei ridotti compensi. In sostanza le imprese da un lato scaricano sulla collettività una parte dei compensi dei lavoratori e dall’altro fanno utili, grazie alla cassa integrazione, che vengono distribuiti agli azionisti;

– la riduzione della metà dei parlamentari permetterebbe un risparmio considerevole ed equo, nessuno Stato ha un numero così considerevole di parlamentari come l’Italia, quasi 1.000, nemmeno gli Usa.

– Riduzione del 25% dei benefit dei parlamentari e del 20% dei loro compensi;

– Trasformazione dei vitalizi dei parlamentari in trattamenti pensionistici; la furbata di considerare tali somme dei vitalizi li rendono immuni da qualunque misura riguardanti le pensioni. I parlamentari non sono stati toccati dalle varie riforme pensionistiche di elevazione dell’età pensionabile, dal passaggio al sistema contributivo ecc.

– tetto di 250.000,00 euro sui compensi dei manager di Stato;

– tetto sui compensi ai dirigenti delle amministrazioni pubbliche, legati ai risultati ottenuti.

– eliminazione delle Province;

– riduzione del 50% delle consulenze e degli incarichi esterni di qualunque tipo nelle amministrazioni pubbliche.

Alcune di queste misure sono applicabili immediatamente altre richiederebbero dei tempi tecnici per la loro approvazione come ad esempio la abolizione delle province e la riduzione del numero dei  parlamentari.

Se poi vi fosse la volontà di moralizzare la vita pubblica si otterrebbero notevoli risparmi, considerato che la corruzione negli enti pubblici rappresenta una tassa occulta pari a 60 mld di euro l’anno!