IO sono…. offline?

Da un po’ di tempo penso con insistenza all’abitudine che hanno i ragazzi di parlare di se stessi in termini tipo: “Non amo le verdure” oppure “Non mi piace il calcio” o ancora “Non leggo gialli”.

Sarà  la deformazione professionale ma, in ogni caso, vanno fatte delle precisazioni non del tutto bizantine. Naturalmente non voglio inoltrarmi in un terreno impervio e da addetti ai lavori, ma qualche precisazione va fatta.

Il processo di formazione dell’identità si può distinguere in due componenti essenziali: una di identificazione e una di individuazione. Con la prima, l’identificazione, il soggetto si rifà alle figure rispetto alle quali si sente uguale e con le quali condivide alcuni caratteri; produce il senso di appartenenza a un’entità collettiva definita come “noi” (famiglia, patria, gruppo di pari, comunità locale, nazione fino ad arrivare al limite all’intera umanità).

Con la componente di individuazione il soggetto fa riferimento alle caratteristiche che lo distinguono dagli altri, sia dagli altri gruppi a cui non appartiene (e, in questo senso, ogni identificazione/inclusione implica un’individuazione/esclusione), sia dagli altri membri del gruppo rispetto ai quali il soggetto si distingue per le proprie caratteristiche fisiche e morali e per una propria storia individuale (biografia) che è sua e di nessun altro.

Quindi, se parlando di me, utilizzo delle negazioni e sottolineo ciò che non amo e non mi piace, non offro all’altro molti elementi di valutazione su come sono e di conseguenza non ricevo degli adeguati feedback.

La lingua non è il tuo strumento, il tuo arnese,

ma la tua materia, la materia stessa di cui sei fatto;

i trattamenti che le fai subire,li infliggi a te stesso  e,

cambiando lingua, cambi te stesso.

Perché  sei fatto di parole. Non di nervi né di sangue.

Sei stato fatto dalla lingua, con la lingua.

Valere Novarina

Naturalmente nell’epoca della post-modernità si sono persi alcuni riferimenti essenziali per il proprio Io, per esempio i confini culturali, religiosi, etnici, etc.Il testo di Z.Bauman La modernità liquida è piuttosto illuminante al riguardo.

Non vanno neanche dimenticati gli effetti delle nuove tecnologie informatiche sull’identità personale, tutti possiamo comunicare in rete in assenza del nostro corpo, possiamo utilizzare e sperimentare identità virtuali e tutto ciò rende ancor più fluida e multipla la nostra identità.

Tale forma di sperimentazione avrebbe degli effetti fondamentali anche “off-line”, dal momento che il soggetto, interagendo con gli altri attraverso identità  alternative, avrebbe a disposizione per costruire se stesso risorse simboliche che altrimenti gli sarebbero precluse.

Questo approccio è stato però criticato per la sua incapacità di rendere conto dell’importanza delle relazioni sociali. Da una parte, infatti, riconosce come gli effetti decostruttivi dell’interazione in rete sarebbero tanto più intensi quanto più le identità costruite online assumono importanza agli occhi dei soggetti, e le identità assumono tanta più importanza quanto più sono inserite in relazioni stabili e durature nel tempo. Dall’altra però, l’approccio non riesce a spiegare come sia possibile costruire relazioni stabili e durature nel tempo, mentre gli utenti continuano a moltiplicare o a trasformare la propria identità (ad esempio, cambiando genere).

Sento una voce di mare che mi dice “non perderti nel sognare una proiezione passata di idillio

di infanzia felice, non ti imporre una proiezione futura di razionalità adulta come se dovessi

risolvere scegliendo tra il nero e il bianco, ma vivi il complesso dialogo tra ingenuità e maturità

agendo e scoprendo ogni giorno una nuova gamma di grigi.”

Gabriella Sacchi,m resp. servizio educazione alla salute ASP1 Agrigento