“Kàvusu” apre la Rassegna dell’Atto Unico Pirandelliano alla Posta Vecchia

Il Teatro della Posta Vecchia presenta il primo appuntamento con la “Rassegna dell’Atto Unico Pirandelliano” che si svolgerà alle ore 21.00 di venerdì 21 maggio e di sabato 22 maggio e che vedrà sulla scena la rappresentazione di Kavusu  – l’essenza della forma (phonomatopèa pirandelliana … tra sogno e realtà) per la regia di Enzo Gambino con Filippo Portera ai fiati, Sandro Sciarratta al contrabbasso e con lo stesso Enzo Gambino alla fisarmonica nonché in qualità di attore.

Kàvusu vuole essere un’ allegoria che durante l’azione scenica diviene un grande abbozzo metafisico di cui Pirandello costituisce il fulcro. L’opera si apre col “preludio orchestrale“ (fuori di chiave), un componimento che descrive un concerto disarmonico che rappresenta la metafora della vita intesa come un insieme di note che culminano in suoni dissonanti e quindi fatti di stridori privi di qualsiasi armonia . Il filo conduttore è Kotrone, l’utopia che si identifica con il Mago ispirato ai Giganti della Montagna, personaggio astratto dal mondo che avrà il compito di fornire l’alimento dei sogni mettendo sistematicamente in risalto la vera essenza dell’uomo. Altro personaggio é Saru Argento, meglio noto come Tararà (accusato di essere l’assassino della moglie ) il quale, in balìa di una sorta di allucinazione postuma , condurrà un’autodifesa rivolgendosi con una mimica da “paesanotto” ad un Giudice ed una Corte immaginari. Su di lui incomberà il peso della verità che lo costringerà all’uxoricidio. La rottura della forma, se da un lato ridonerà nuova vita al personaggio, dall’altro provocherà in lui la perdita di quella “rispettabilità” di cui aveva goduto fino a quel momento agli occhi della gente. La rappresentazione riguarderà anche l’improvvisa alienazione di Belluca, un Ragioniere oppresso dalla monotonia, curvo sotto il peso di sacrifici ed umiliazioni, esasperato dalle condizioni familiari e soggiogato dal mobbing del suo Capo-ufficio. Il fischio di un treno gli farà riaprire gli occhi sul mondo dimenticato e lo farà ribellare alle regole della società. Egli condurrà un “vaniloquio” (in una sorta di sdoppiamento col narratore Kotrone) dove risulterà evidente il compassionevole “umorismo e il sentimento del contrario” nell’esaminare l’amara e mostruosa esistenza che egli conduce rispetto a ciò che è riuscito a liberare attraverso un mondo immaginario. L’epilogo, ricorrente negli scritti di Pirandello, mostrerà come l’uomo, che crede di avere un ruolo per sé e per gli altri, in realtà è il risultato di tanti individui diversi a seconda di chi lo guarda poiché c’è sempre una Maschera che appare minacciosa alla sua fragile identità e che lo annienta. Tutto questo porterà alla frantumazione dell’io in un insieme di stati incoerenti e in continua trasformazione. La presa di coscienza di questa inconsistenza dell’io susciterà nei personaggi smarrimento e dolore.

Per eventuali altre informazioni o per prenotazioni si può contattare il botteghino del Teatro al numero telefonico 0922 26737.